Cronaca

Monossido, morte di Patrizia Bonvini: venerdì in procura l'incarico al perito

Sarà conferito domani dalla procura l’incarico al perito che dovrà controllare il funzionamento della caldaia e ispezionare la canna fumaria dell’abitazione di Pieve d’Olmi dove giovedì 2 gennaio ha perso la vita Patrizia Bonvini, la 47enne cremonese morta per esalazioni di monossido di carbonio. Lo scopo del perito, ingegnere del Politecnico di Milano, sarà quello di stabilire quali siano state le cause che hanno portato la Bonvini a respirare un tale quantitativo di monossido da esserle fatale. L’ipotesi è che si tratti di un guasto alla caldaia del bagno, ma anche all’impianto di fuoriuscita dei fumi. Non si esclude che possa essersi trattato di una concausa di elementi. Una tragedia che è costata la vita alla donna, infermiera all’ospedale di Cremona, e che ha visto il ricovero in ospedale anche del figlio 18enne, del marito e di un vicino di casa.

Quella sera attorno alle 23 nella casa di via  I maggio a Pieve d’Olmi, Patrizia, che stava facendo la doccia, si è sentita male ed è caduta a terra priva di sensi, intossicata da quel gas che non le ha lasciato scampo. Il figlio Matteo è stato salvato in extremis. A chiamare i soccorsi sono stati il papà Roberto Scuto, 49 anni, al rientro dal lavoro, e il vicino di casa Davide Ghilotti, 48 anni, il primo ad essersi precipitato all’interno dell’abitazione per cercare di soccorrere Patrizia. Al loro arrivo, i medici hanno tentato in tutti i modi di rianimare la donna, trovata in arresto cardiocircolatorio, trattandola con manovre di rianimazione avanzata, ma purtroppo non c’è stato nulla da fare. Il figlio, che era in stato di periarresto cardiocircolatorio, è stato invece rianimato.

Sara Pizzorni

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