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Un commento

Crema crocevia del meglio e del
peggio della cultura metropolitana
Tanta violenza richiede interventi

Profonda pietà per le vittime e massima vicinanza per i loro cari, che vanno aiutati e sostenuti, ma niente ipocrisie. Nessuno stupore per quanto accaduto in questo periodo nel territorio cremasco.
Due omicidi e una serie di suicidi – uno con il fuoco e risonanza nazionale e altri che le indagini potrebbero mutare in delitti – forniscono una statistica da film noir, trama di un romanzo alla Scerbanenco.
Una statistica che non può essere attribuita a episodi isolati, concentrati dal caso o dal fato in un tempo tanto breve. Che non può essere archiviata con la banalità di analisi semplicistiche a buon mercato. Che non può essere liquidata con la frustra accusa alle manchevolezze della società di oggi, all’humus violento, degradato e patologico nel quale viviamo. Che non può essere dimenticata come è accaduto in passato in circostanze analoghe.
Una statistica che impone un mea culpa di chi ha governato e governa questo territorio. Ma non basta battersi tre volte il petto e reclinare il capo affranti. E’ indispensabile un programma di interventi sociali e culturali che esigono risorse e tempo. Tutto e subito non funziona. Sono necessarie pazienza e determinazione.
Le parole di conforto e compassione sono utili, ma inefficaci ad arginare il problema, che comunque è ormai endemico e inestirpabile. Servono, invece, progetti con la speranza che ci mettano una pezza, ma non è detto che l’operazione riesca.
Occorre decidere chi fa che cosa. Quali istituzioni devono essere coinvolte. Chi le coordina.
Non è una questione dei singoli comuni, ma dell’intera collettività. In teoria questo già dovrebbe avvenire, ma sia concesso dubitare sulla traduzione nella pratica.
Da tempo la provincia, tutta la provincia italiana, non è un’isola felice, quella del Mulino bianco, della Nutella e del Buondì, dei Ringo, dei jungle accattivanti. La provincia di Cremona non fa eccezione con Crema, inutile negarlo, punto avanzato della trasformazione di una comunità che nonostante le apparenze sta perdendo la propria peculiarità di tradizioni e storia. Solida sui principi, debole nei fatti.
Insidiata dagli stili di vita metropolitani, la comunità locale dovrebbe ricercare una nuova identità che contempli un’integrazione tra il proprio Dna e gli elementi di novità positivi che provengano dalla realtà esterna al proprio territorio. Una conquista che si raggiunge non con le buone intenzioni, le quali lastricano la strada dell’inferno, ma attraverso un impegno costante di tutti i soggetti protagonisti della metamorfosi sociale.
La contaminazione tra periferia e metropoli non è in assoluto negativa, ma l’integrazione tra i due mondi deve essere graduale ed equilibrata, accompagnata e sostenuta con azioni di politica socio-culturale efficace e non velleitaria. Probabilmente non servono più investimenti degli attuali, ma una gestione migliore di quelli disponibili. In altre parole, è prioritario rendere più efficiente il sistema di prevenzione già in atto.
Crema, terra di confine, baricentro tra Milano, Brescia, Piacenza, Bergamo e Cremona, sventola questa invidiabile posizione geografica tra gli aspetti positivi del proprio territorio, attenta però a non sottolineare d’essere un crocevia della malavita.
Crema non può atteggiarsi a vergine violata.
La storia degli ultimi trent’anni della città e del territorio che la circonda è ricca di episodi prodromi delle tragedie vissute nei giorni e nelle settimane scorse.
Nel 1995, gli incappucciati – cinque bravi ragazzi di casa nostra – per sette mesi hanno stuprato donne delle province di Cremona, Brescia, Milano.
Nel 2010, un giovane ammazza la fidanzata e si toglie la vita.
Ancora nel 2010, un uomo uccide l’ex fidanzata nel torinese, raggiunge il nostro territorio e a poche ore di distanza dall’omicidio-suicido appena citato, spara ad un’altra donna e si toglie la vita.
Nel 2011 un medico dell’ospedale cittadino elimina la compagna e la figlia.
Sono le morti violente più datate. Si potrebbe stilare l’elenco delle più recenti, ma è superfluo. Quello che è successo in questo caldo agosto non deve quindi sorprendere, ma fare meditare. Già, niente ipocrisia quindi.
Ma non ci sono solo croci.
Crema e il Cremasco non possono dimenticare il prete pedofilo, guru riverito e temuto da quasi tutta la città e finito in carcere; l’assicuratore fuggito con i soldi dei clienti; le infiltrazioni nel territorio della malavita organizzata; le statistiche dell’Associazione donne contro la violenza sugli abusi tra le mura domestiche.
Crema e il Cremasco non sono peggiori delle altre realtà di provincia. Neppure migliori. Sarebbe un errore credere il contrario. Qualcuno probabilmente è caduto in questa illusione. Le recenti vittime ci hanno ricordato i nostri peccati.
Preghiamo per loro, affinché riposino in pace. Lavoriamo per evitare di commemorarne delle altre.

Antonio Grassi

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