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Cent'anni fa se ne andava il grande poeta dialettale cremonese Giovanni Lonati

“E mò Ciadin, cuntème – s’i vist de bèll jersira?
Ah, cara la me Menega, – g’òo ‘l còo che fin me gira:
ma che luzoor, che sòn! – ma quanti ròbbi bèlli!…
li dounni del teater – li me pariva stélli.”

Comincia così una delle sue poesie più conosciute, ‘la Ciadin a teater’, di quel ‘Gazaboi’ (guazzabuglio per i non cremonesi) che rappresenta una vera e propria antologia del dialetto nostrano scritto da Giovanni Lonati di cui oggi, primo ottobre, cade il centesimo anniversario della morte. A Lonati Cremona ha dedicato una strada che si trova nella zona di via Genala. Era nato in città il 5 novembre 1852 e qui è morto appunto il primo ottobre 1920. Fu insieme al Bellini e ad Alfredo Pernice uno di quei poeti che diedero vigore e vita artistica al vernacolo cremonese. Prima tipografo, poi maestro, insegnò a lungo a San Marino di Gadesco. La poesia (in dialetto e in lingua) insieme all’insegnamento furono le sue attività a cui si dedicò con fervore e modestia. La prima edizione del ‘Gazaboi’ fu del 1904 e uscì come strenna dei lettori degli Interessi Cremonesi. Della raccolta ci furono ben sei edizioni (l’ultima del 1995). Molte sue poesie comparse sui giornali cremonesi (‘Il Torrazzo’ e ‘Interessi cremonesi’) erano state semplicemente siglate dal poeta, a dimostrazione della sua modestia. Eppure hanno resistituo al tempo e ancora adesso vengono ricordate e recitate come : ‘Ciàcere de serve’, ‘L’Alegria del Nadal’, ‘La Ciadin a teater” o i ‘Dou spous dal fotografo’.

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