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Morte Pamiro: concentrazione
elevata di cannabis, nessuna
lesione da parte di terzi

C’era un’alta concentrazione di cannabis nel corpo di Mauro Pamiro, il 44enne trovato privo di vita lo scorso 29 giugno nel cantiere edile di via Mazzolari, nel quartiere dei Sabbioni a Crema. E’ l’esito delle analisi tossicologiche effettuate sul cadavere del professore e musicista cremasco, precipitato, la notte tra sabato 27 e domenica 28 giugno, dal ponteggio di una villetta in costruzione. Sul corpo non è stata trovata alcuna lesione attribuibile a terze persone, così come dall’autopsia è stata accertata la compatibilità della caduta con l’altezza del ponteggio. “Un drammatico fatto che riguarda la vita privata delle persone”, aveva già detto il procuratore Roberto Pellicano, che dopo le indagini della polizia aveva escluso la tesi dell’omicidio, pista primaria che aveva portato ad iscrivere nel registro degli indagati Debora Stella, la moglie di Pamiro. Restano in piedi le  ipotesi del suicidio o della disgrazia. La vita di Mauro e della moglie Debora, 40 anni, grafica pubblicitaria, i loro problemi di coppia, che pare avessero, insieme a tutta una serie di altre stranezze, avevano alimentato un giallo che a luglio il procuratore aveva smontato. “Riteniamo di aver raggiunto elementi sufficienti per escludere le responsabilità di terzi nella vicenda”, aveva detto, facendo intendere l’intenzione, una volta chiuse tutte le attività ed ottenuto tutti i riscontri, di chiedere l’archiviazione del caso. Sabato 27 giugno, Mauro Pamiro, dopo aver detto alla moglie che sarebbe uscito di casa per fare una passeggiata, aveva raggiunto a piedi nudi il vicino cantiere dal quale poi si sarebbe lanciato o sarebbe caduto accidentalmente. L’ipotesi del suicidio è sempre stata rigettata con forza dai genitori di Pamiro che hanno messo in campo avvocati e consulenti per contrastare la tesi del gesto estremo.

Sara Pizzorni

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