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Malati in aumento, Bosio:
'Ciò che stiamo vedendo è
un campanello d'allarme'

“I mesi trascorsi dalla fase critica sono troppo pochi, il passato è recente e ci ha messo a dura prova”: lo ha detto il primario di Pneumologia dell’Ospedale di Cremona Giancarlo Bosio in un’intervista all’Huffington Post. “Rispetto ad allora siamo più preparati, riusciremo senz’altro a gestire meglio una nuova eventuale fase, ma non vorremmo vedere più le cose che abbiamo visto. E siamo stanchi, è chiaro che la probabilità che i ricoveri aumentino un po’ ci spaventa”. Bosio, più volte intervenuto sul tema in dibattiti pubblici, non ha mai nascosto le difficoltà pur senza drammatizzare la situazione. Lo fa anche adesso: “Il clou di tutte le malattie e i virus respiratori è tra Natale e il periodo immediatamente successivo – conclude Bosio – quello che vediamo oggi potrebbe anche essere il campanello di allarme di una situazione che potrebbe complicarsi ancora di più”.

Ancora più esplicito sul futuro e sulla necessità di invertire presto la rotta, anche a livello di abitudini individuali, è Antonio Pesenti, direttore del Dipartimento di Rianimazione del Policlinico e coordinatore delle terapie intensive dell’Unità di crisi della Regione Lombardia per l’emergenza coronavirus: “Per ora riusciamo a stargli dietro – dichiara all’Huffington Post- e certamente la situazione di Milano è delicata, ma bisogna prendere dei provvedimenti negli ospedali perché questi malati vengano curati adeguatamente”. La tappa finale si questo percorso a step sarà dopo che “avremo saturato tutti i 17 hub allestiti sul territorio regionale”, e allora sarà necessario “aprire l’ospedale realizzato in Fiera”.

“Il virus sta galoppando velocemente e c’è un dato da non trascurare – aggiunge Pesenti – oggi noi vediamo ricoverati nelle terapie intensive una percentuale dei positivi di quindici giorni fa. Considerato che oggi i positivi ammontano all’incirca a 6-7 volte quelli di due settimane fa, vuol dire che tra quindici giorni ci ritroveremo nelle terapie intensive un numero di pazienti superiore di circa 6-7 volte. Ecco, se ci penso mi tremano i polsi”.

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