Ultim'ora
Commenta

Aiuti a natalità e famiglia: la
mozione dei consiglieri Simi,
Fasani, Ceraso e Malvezzi

Mettere in campo azioni a tutela della donna, della maternità e della famiglia, in un periodo come questo, così complicato e impattante: questa la riehiesta contenuta nella mozione presentata oggi dai consiglieri comunali di Forza Italia e di Viva Cremona,  Carlo Malvezzi, Federico Fasani, Saverio Simi e Maria Vittoria Ceraso. “Vogliamo porre all’attenzione del Consiglio Comunale alcuni temi che riteniamo debbano essere affrontati con urgenza in quanto aggravati dalle circostanze legate alla pandemia” ha detto Ceraso.

“Pur dando atto che l’Amministrazione negli ultimi anni ha investito molto per i servizi e le scuole della fascia 0/6, supportati anche dalla misura ‘nidi gratis’ di Regione Lombardia, e altri servizi all’infanzia che rappresentano certamente un supporto essenziale alle famiglie che non è mancato nemmeno nel periodo del lockdown, chiediamo,  in attuazione anche a quanto previsto dalla legge 194/78,  di prevedere a livello locale ‘un pacchetto di azioni’ (contributi economici, voucher, agevolazioni, progetti, formazione-informazione) a tutela della donna, della maternità e della famiglia”. Questo significa mettere in atto iniziative che consentano di “rimuovere le cause che potrebbero indurre la donna all’interruzione della gravidanza, specialmente quando la richiesta di interruzione della stessa sia motivata dall’incidenza delle condizioni economiche, sociali, o familiari” ma anche di “promuovere ogni opportuno intervento atto a sostenere la donna offrendole tutti gli aiuti necessari sia durante la gravidanza sia dopo il parto”. Si chiede poi di mettere la donna “in grado di far valere i suoi diritti di lavoratrice e di madre” e di “collaborare con l’attività dei consultori privati e pubblici promuovendo e supportando progetti di aiuto alla vita e attività di formazione ed educazione anche  in relazione ai rischi e alle possibili complicanze legate all’uso della pillola dei 5 giorni da parte delle minorenni”. Infine si vuole “supportare le famiglie in situazioni di temporanea difficoltà per l’emergenza Covid”.

Misure che andrebbero a incidere sul problema della “denatalità, che già prima del Covid ci poneva tra le Province con indice di natalità più basso d’Italia; il tema della maternità considerando che nelle settimane dell’isolamento le mamme sono state quelle che, dal punto di vista economico e lavorativo, hanno perso di più e tra smart working e figli l’impegno dentro casa, che già prima era gravoso, si è appesantito notevolmente e a volte ha determinato la rinuncia all’attività lavorativa; il tema della crisi che ha colpito le famiglie considerando che si è stimato a livello nazionale che lo shock organizzativo da Covid-19 possa aver interessato almeno 853mila nuclei familiari con figli sotto i 15 anni (583mila coppie e 270 mila monogenitori)”.

“Sul tema della maternità – continuano i consiglieri – ci preoccupa anche la decisione dell’8 ottobre 2020 dell’agenzia italiana del farmaco, Aifa, che ha dato il via libera alla vendita della pillola dei 5 giorni alle minorenni, abolendo l’obbligo di presentare la ricetta medica. In proposito l’Ufficio diocesano per la Pastorale familiare della Diocesi di Cremona ha scritto nei giorni scorsi una significativa nota nella quale in sintesi ha espresso grande preoccupazione per una decisione che permette ad una minorenne di acquistare una pillola senza doverne parlare con i genitori e con un medico che spieghi con chiarezza le possibili complicanze dal punto di vista sanitario soprattutto al fine di evitarne un uso frequente, cosa sconsigliata da chi produce la pillola ma che non è in alcun modo controllabile avendone liberalizzato l’acquisto.

Tanto più che rispetto ad una diminuzione dei dati relativi al numero degli aborti pubblicati nella relazione annuale sull’attuazione della legge 194/1978 è lo stesso ministro Speranza che precisa che ciò costituisce un riflesso dell’incremento dell’uso della c.d. contraccezione di emergenza, cioè dell’assunzione di sostanze potenzialmente o attualmente abortive, al di fuori della registrazione da parte del Servizio sanitario; e aggiunge testualmente che “per tali farmaci, per i quali è stato abolito l’obbligo di prescrizione medica per le maggiorenni (oggi anche per le minorenni), è indispensabile una corretta informazione alle donne per evitarne un uso inappropriato”: il che vuol dire che  un’informazione corretta ancora non è diffusa, al pari di un uso non appropriato”.

 

© Riproduzione riservata
Commenti