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Nuove restrizioni, associazioni
del commercio alzano
la voce: verso la protesta

“Così muore l’Italia”: questo il titolo del flash mob che il mondo del commercio cremonese metterà in scena nei prossimi giorni, per lanciare un grido d’allarme. Un atto di protesta contro i decreti e le ordinanze sempre più restrittivi di questi giorni. Pesantissimi i commenti da parte delle associazioni di categoria sull’inasprimento del Dpcm chiesto dalla Regione Lombardia. Misure che sono considerate “un lockdown mascherato”, come dichiara Paolo Regina, direttore di Confcommercio Cremona. “Siamo seriamente preoccupati, anche perché sono sempre i soliti che vengono più duramente colpiti: attività commerciali e pubblici esercizi, già in condizioni di estrema difficoltà se non allo stremo”.

“L’efficacia di un coprifuoco, con la chiusura dei pubblici esercizi alle 23 è totalmente incerta” commenta ancora Regina. “Comprimere l’orario di apertura ha risvolti dubbi nella prevenzione del contagio, ma avrà conseguenze certamente devastanti nella propensione a frequentare le attività di ristorazione. Perché significa paralizzare le attività. Per un ristoratore chiudere alle 23 vuol dire dover mandare a casa i clienti alle 22.30, e non è una cosa accettabile”.

Tanto più che, secondo l’associazione, “l’anticipo della chiusura rischia semplicemente di favorire code e assembramenti, proprio quello che, in teoria, si vuole evitare”. Per Confcommercio è quindi indispensabile “che Regione Lombardia agisca piuttosto sui nodi deboli della catena del contagio, trasporto pubblico in primis e tenga conto della situazione di un mondo già piegato da crollo dei fatturati e da una forte crisi di liquidità perché, si evidenzia, tutto questo rischia di avere gravissime ricadute anche sul fronte occupazionale” continua Regina.

E non è neppure accettabile, sottolinea l’associazione, “che si dividano le atività tra necessarie e non, perchè ci sono famiglie che vivono con queste attività considerate ‘non necessarie’, e che se chiudono rischiano di trovari senza sostentamento. Senza contare che tutte le attività – per Confcommercio – sono ‘essenziali’, perché garantiscono lavoro, perché fanno crescere l’economia, perché rendono viva una città o un paese”.

Senza contare che “non ha senso non riuscire a differenziare Milano, dove la situazione è allarmante, da Cremona che per fortuna, dopo i record negativi della primavera, non desta troppe preoccupazioni. Che senso ha chiudere i centri commerciali se non alimentare un “pendolarismo” verso altre città fuori regione o outlet non troppo distanti?”

Molto critica anche la posizione di Confesercenti, il cui timore è che le ulteriori restrizioni “influiscano sulle attività commerciali in modo pesante, con il rischio di aggravare una situazione economica già pesante” commenta il presidente dell’associazione, Agostino Boschiroli. “La Regione punta a un’ordinanza più restrittiva, ma nessuno ha chiesto il parere delle parti sociali, che dovrebbero avere voce in capitolo”.

Si chiede quindi l’intervento dell’amministrazione comunale, affinché “convochi un tavolo ad hoc, per affrontare eventuale ordinanze restrittive insieme. Le aziende devono poter lavorare, soprattutto dopo quello che hanno passato nella primavera scorsa” continua il presidente Confesercenti. Soprattutto considerando che “veniamo da mesi in cui tutti si sono impegnati ad applicare protocolli di sicurezza a cui tutti si sono adeguati. E non ci sono state evidenze di focolai nati all’interno di locai e ristoranti. Dunque qual è il senso di penalizzare così questa categoria?”. Anzi, una chiusura anticipata potrebbe addirittura essere dannosa: “Quando i ragazzi escono la sera, se vanno nei locali sono controllati e obbligati a rispettare i protocolli, cosa che non accade se si radunano senza alcun controllo” conclude Boschiroli.

LaBos

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