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Il grido d'allarme di Cgil, Cisl
e Uil: 'Visite ed esami ancora
impossibili nella sanità pubblica'

I sindacati confederali puntano il dito contro la sanità regionale e quella che a loro dire è un’assoluta mancanza di interventi per far fronte alla nuova emergenza Coronavirus che era ampiamente prevedibile. Lo fanno in maniera unitaria con un comunicato firmato da Marco Arcari della segreteria provinciale Cgil, Patrizia Rancati, Cisl e Paolo Soncini Uil.

“Da tempo – scrivono – riceviamo molte segnalazioni da cittadini nostri associati che hanno grandi difficoltà ad accedere alle normali prestazioni ambulatoriali erogate dall’Ospedale Maggiore di Cremona. Sono ormai mesi che le attività di controllo e prevenzione subiscono forti ritardi ed il recupero del pregresso mostra  solo deboli segnali di ripresa. Liste di attesa infinite, soprattutto per esami strumentali e visite specialistiche, obbligano i cittadini alla ricerca sul territorio di una struttura, pubblica o privata, capace di fornire un percorso diagnostico dai requisiti minimi du intervento sanitario, molto spesso per cure salva vita.
Intere fasce della popolazione stanno uscendo gradualmente dalla possibilità di curarsi in tempi brevi, spesso sono le persone anziane e più fragili, nonché tutte le persone che per ragioni economiche non possono affrontare percorsi di cura a totale carico del cittadino. Chi è più fragile spesso rinuncia a curarsi”.

E non è solo colpa del Covid: i sindacati ricordano che da tempo lamentano il progressivo smantellamento della sanità pubblica,  in particolar modo lo smantellamento di interi reparti dei presidi ospedalieri della
provincia, l’ultimo in ordine di tempo l’UTIN (unità di terapia intensiva neonatale) di Cremona. Tra le cause, oltre al progressivo taglio della spesa sanitaria negli  ultimi 10 anni, un ruolo rilevante l’hanno avuto “l’impatto disastroso della legge 23/2015, l’errata programmazione dei fabbisogni specialistici negli ultimi due decenni e il pesante blocco del turn over”.
Per questo i sindacati chiedono la revisione della legge regionale, partendo dall’Integrazione Ospedale e Territorio, il potenziamento della rete delle Cure Primarie. “Da tempo – affermano –  denunciamo una situazione insostenibile e da tempo chiediamo a Regione Lombardia, ATS e ASST una profonda e radicale inversione di marcia; ma come è facile intuire, nulla è stato fatto. Tagli economici progressivi, impoverimento della medicina di base e progressivo trasferimento dall’offerta pubblica a quella privata hanno ridotto a brandelli il nostro sistema sanitario. Tra le molte incertezze che circondano gli attuali eventi, c’è una cosa sicura: il nostro sistema sanitari era impreparato a far fronte all’epidemia ed è andato sotto stress.
L’affacciarsi di una seconda ondata di contagi rimette al centro vecchi e nuovi problemi, l’attribuzione dello status di Hub Covid dell’Ospedale Maggiore di Cremona ci pone di nuovo in allarme su come ASST intende garantire le prestazioni sanitarie no-covid”.

“Come Organizzazioni Sindacali – concludono –  siamo al fianco del personale sanitario che nella situazione disperata dei mesi alle nostre spalle ha retto l’urto della pandemia, dimostrando un altissimo senso del dovere nonché una grandissima professionalità e una straordinaria umanità. Assieme ai cittadini della provincia chiediamo risposte a chi ha il dovere di garantire la salute pubblica.
Crediamo nella necessità di riequilibrare l’organizzazione della sanità per renderla più efficiente, più efficace e più equa attraverso la costruzione di forti reti territoriali.
Il futuro della sanità cremonese è oggi, il tempo è scaduto”.

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