Cronaca
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Errori nel calcolo Rt fin dal 12 ottobre? I sindaci del centro sinistra chiedono trasparenza

Si ampliano i dubbi sulla reale classificazione per colori della Regione Lombardia, non solo nella prima settimana di gennaio, ma a partire dal 12 ottobre, da quando cioè è cessata la procedura dei due tamponi negativi affinchè un paziente potesse essere dichiarato guarito. Dubbi inquietanti emersi dai sindaci dei capoluoghi lombardi del centrosinistra che oggi pomeriggio hanno tenuto una conferenza stampa congiunta.

“Occorre che le istituzioni recuperino credibilità attraverso la messa a disposizione trasparente dei dati”, questa la richiesta comune degli amministratori di Bergamo, Brescia, Milano, Varese, Lecco, Mantova, Cremona alla Regione, che badando bene a non entrare nel merito del braccio di ferro tra Regione e Governo, chiedono che oltre all’errore venga posto rimedio anche al gap di trasparenza nella comunicazione dei dati relativi a nuovi contagi, guariti, dimessi e deceduti. Tutte informazioni che la Regione fornisce in forma aggregata e non su base provinciale, non consentendo cioè ai sindaci – questa la  denuncia emersa – di sapere quale sia il rapporto tra contagiati e popolazione.

“Tutti i sindaci –  ha detto Gianluca Galimberti – sono interlocutori primi dei cittadini. In una democrazia  l’assunzione di responsabilità è un passaggio necessario per ricostruire la credibilità del sistema, anche per non commettere più errori”. Polemizzare con l’istituto superiore di sanità, quindi con un entità tecnica, non politica, è sbagliato: “Qui è in gioco il rapporto con l’Iis, che non è il Governo. Le polemiche sbagliate e senza elementi per farle, non vanno fatte perchè mettono in discussione la credibilità del sistema. Occorre tenere distinte le scelte politiche e quelle tecniche, una volta fare queste scelte, bisogna essere coerenti.

“La scuola ha pagato tantissimo – ha aggiunto Galimberti – come pure le attività economiche; i problemi non sono finiti, d’ora in poi andranno fatte scelte di sostenibilità tra presenza del virus e attività economiche: la credibilità è essenziale per andare avanti e compiere scelte che saranno difficili”.

Sul banco degli imputati c’è l’assenza di trasparenza nei dati, un problema che si trascina fin dalla prima ondata e che ostacola la comprensione, da parte dei cittadini, delle scelte di chiusure / aperture. “Da qui in avanti bisogna cambiare il metodo di accesso ai dati”, ha detto il sindaco di  Bergamo Giorgio Gori, “da un certo punto in poi, non abbiamo neppure più avuto accesso ai dati di mortalità dei nostri comuni”.

“Il tema dei dati è sempre stato trascurato in questa regione. Se questi dati fossero stati disponibili in formato open, sicuramente qualcuno si sarebbe accorto ben prima degli errori. E’ molto probabile – ha aggiunto –  che l’errore non riguardi solo il periodo 15 – 30 dicembre, ma bisogna avere spiegazioni anche per il periodo precedente”, perchè è probabile che dal 12 ottobre dal numero dei ‘pazienti attivi’, quindi ancora malati, non siano stati scorporati quelli guariti o deceduti, portando così ad una sovravalutazione.
I primi ad accorgersi che c’era qualcosa che non funzionava, sono stati alcuni sindaci, ai quali intorno alla metà di gennaio si è posto il problema del ‘cruscotto’, cioè quel sistema che la Regione fornisce ai Comuni per sapere quanti pazienti nuovi o attivi ci sono nei vari comuni.

Per alcuni giorni i dati sembra che siano impazziti, almeno in alcuni comuni del milanese: a Peschiera Borromeo ad esempio da 400 malati si è passati nel giro di 24 ore ad 80. “Il tema è sempre lo stesso – aggiunge Gori – vengono ripuliti i dati dei positivi da tutti coloro che nel frattempo sono guariti o deceduti.

La cosa mi fa pensare che il problema dell’errata collocazione della Lombardia in zona rossa non sia tanto dell’algoritmo dell’Istituto superiore di sanità, ma del sistema regionale. Ho appurato che solo l’Ats di Milano ha in uso un sistema informatico che non richiede come obbligatoria la compilazione del campo sullo stato clinico (la mancata compilazione di questo campo sarebbe alla base dell’errato calcolo dell’Rt, ndr).

Viceversa i medici di base e le altre Ats devono inserire lo stato clinico obbligatoriamente”.

LE RICHIESTE DEI SINDACI ALLA LOMBARDIA – “Noi pensiamo – conclude Gori – che i cittadini lombardi abbiano dritto di sapere come stanno le cose. Chiediamo di capire cosa è esattamente successo dal 12 ottobre in poi e se il dato ha prodotto un’errata classificazione della Lombardia anche nei mesi precedenti.
Chiediamo inoltre che tutti i dati  inviati all’Iis vengano resi disponibili in formato open e che siano disponibili i file dei dati di ogni singolo comune. Non è sufficiente avere i dati aggregati. Solo in questo modo si potrà ricostruire un clima di fiducia”.

Ha aggiunto il sindaco di Milano Sala: “Il problema non è dare colpe, ma risolverlo. Fontana mi ha risposto che i dati sono pubblici, ma il punto è: sono veri o no? Per un tempo da definire, questi dati non erano veri.
Bisogna partire da un chiarimento tecnico, la politica non c’entra niente”.
E il sindaco di Brescia Del Bono: “Già l’8 gennaio Fontana firma una ordinanza che sposta la riapertura delle scuole al 25 gennaio, dichiarando che ciò è dovuto ad un andamento epidemiologico in peggioramento: su che basi Fontana ha fondato la sua richiesta?” afferma rimarcando la contraddizione tra il ricorso al Tar contro la zona rossa, fatto pochi giorni dopo dalla stessa regione Lombardia contro la classificazione data dal Ministero.
C’è poi il tema del numero di tamponi che vengono processati.

“Il dato ci viene fornito aggregato su base regionale – afferma Del Bono –  non sappiamo il numero dei tamponi effettuati nelle singole province. Questo non rende chiaro se il numero di tamponi positivi ha un rapporto con la popolazione delle province.
“Non abbiamo mai avuto una risposta in sede istituzionale, ma ne abbiamo bisogno nel momento in cui chiediamo ai nostri cittadini di rispettare le limitazioni. Se non abbiamo chiarezza sui dati diventiamo afoni nei confronti dei nostri cittadini”.

Mattia Palazzi, sindaco di Mantova: “Se anche l’automatismo che determina le zone non è credibile, ci resta solo la professione di fede. Ci interessa molto poco il braccio di ferro Regione – Governo, ma se non si fa chiarezza su dove c’è l’errore, siamo tutti più deboli e in difficoltà. Purtroppo non siamo in una fase che si sta chiudendo, con la pandemia, anche per i ritardi nei vaccini, dovremo conviverci ancora per alcuni mesi. Abbiamo bisogno che sia certo che se c’è stato un errore ad esso venga posto rimedio. Non basta cambiare un assessore, ma occorre provare a capire se la raccolta e il modo di processare i dati ha dei limiti oppure no”.

Giuliana Biagi

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