Cronaca
Commenta

Bus dirottato, oggi pomeriggio
la sentenza per l'ex autista

E’ prevista per le 14 la sentenza in Corte d’Assise d’appello nei confronti di Ousseynou Sy, 48 anni, senegalese, l’ex autista di Autoguidovie che il 20 marzo del 2019 sequestrò il bus con a bordo 50 studenti delle medie Vailati di Crema, 2 insegnanti, Alessandro Cadei e Giacomo Andrico, e la bidella Tiziana Magarini. L’uomo, in collegamento dal carcere di Ferrara, è accusato di sequestro con finalità terroristiche, strage aggravata dal terrorismo, incendio e lesioni. Il procuratore generale Lucilla Tontodonati aveva chiesto la conferma dei 24 anni di carcere inflitti in primo grado. “Una pena congrua”, l’aveva definita al termine della requisitoria di mercoledì.

Quel giorno di marzo Ousseynou Sy rischiò di far bruciare viva la scolaresca e il personale scolastico nel mezzo che stava guidando e con il quale avrebbe voluto raggiungere l’aeroporto di Linate. Per il procuratore generale, “è evidente che il sequestro è stato attuato a fini terroristici o di eversione dell’ordine democratico”.

“La gravità dei fatti balza agli occhi dell’intera popolazione nazionale”. Per il pg, il bus, con le taniche di benzina posizionate all’interno del mezzo, era una “bomba vagante”. Per i giudici di primo grado, però, non c’era la prova che l’autista avesse appiccato l’incendio al bus cosparso di benzina e nemmeno che volesse uccidere la scolaresca. E’ tuttavia stato provato che aveva consapevolmente messo in pericolo la vita degli ostaggi.

“La potenzialità offensiva dei suoi gesti”, scrivevano i primi giudici, “era stata in ogni caso elevatissima e posta in essere in tal modo per intimidire a livello individuale e collettivo la popolazione, creando una situazione di terrore, così da poter avanzare richieste alle pubbliche autorità”.

Per il procuratore generale, “Sy è sempre stato lucido in ogni momento. Il suo è stato un disegno preciso, compreso il programma che si era posto e che ha maturato nel tempo”.

Nella sua ultima udienza in presenza, Sy, rendendo dichiarazioni spontanee, aveva specificato che il suo voleva essere un gesto per attirare l’attenzione sul dramma dei migranti che muoiono nel Mediterraneo. L’imputato si era poi scagliato contro il leader della Lega e il ‘decreto Salvini’ che “uccide deliberatamente”, accusando anche i giudici di essere suoi complici perché nessuno di loro ha speso una parola su, per esempio, la vicenda della nave Gregoretti. Agli atti del processo anche il video shock di Ousseynou Sy, con immagini che erano state secretate dalle autorità per evitare rischi di emulazione. “Voi italiani mi fate schifo”.

A chiedere i danni ci sono la scolaresca, i professori e la bidella, rappresentanti dagli avvocati Antonino Andronico, Ilaria Groppelli, Vittorio Patrini, Luca Avaldi e per il Comune di Crema il legale Giuseppe De Carli. L’imputato è difeso dagli Giovanni Garbagnati e Andrea Germani, secondo i quali Sy non aveva un fine omicida e il suo era stato solo un gesto dimostrativo che gli era sfuggito di mano. Un sequestro di persona semplice, non per finalità di terrorismo.

Sara Pizzorni

 

© Riproduzione riservata
Commenti