Cronaca
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Casalmaggiore incredula
per l'omicidio di Daniele

"I nostri discorsi spesso erano molto profondi e mi ero stupito di questo ragazzo di 18 anni che non temeva di affrontare temi a volte difficili. Daniele era tutto fuorché un menefreghista” lo ricorda il parroco don Claudio Rubagotti.

Casalmaggiore si trincera nel silenzio: un po’ perché la famiglia Tanzi non era tra le più conosciute e soprattutto perché lo choc prevale sulle parole. Daniele Tanzi faceva parte di una compagnia di ragazzi che spesso bazzicava vicino alla Tabaccheria Anversa di Piazza Garibaldi.

La passione per la musica – come si evince in un video lasciato dagli amici a ricordo di Daniele – con lo stereo spesso montato sul manubrio della bicicletta, uno strano esperimento condiviso con alcuni amici. Gli stessi amici che ricordano Daniele come una persona sorridente e che amava divertirsi: non aveva parlato molto della sua relazione con Maria Teresa, che l’aveva portato sovente oltre Po, a Parma, lasciando da qualche mese la compagnia di Casalmaggiore (e assieme di Viadana).

Proprio alla Tabaccheria della piazza Daniele si vedeva spesso, dunque. La famiglia spesso faceva spessa dal negozio di frutta e verdura di Franca Ghezzi in via Romani. Intanto, all’ingresso del condominio di via Formis 22 a Casalmaggiore, si nota una scritta: “Ciao Daniele”. Non è fresca, dunque è stata realizzata un po’ di tempo fa, ma oggi ha un sapore particolarmente triste.

Lontano dalle telecamere anche il parroco don Claudio Rubagotti ricorda Daniele come un “ragazzo che aveva molto più da dire di quanto la gente pensasse. Spesso coinvolgevo lui e la sua compagnia perché, anziché limitarmi a definirli sbandati come qualcuno troppo spesso li ha etichettati, mi aiutavano a fare qualche lavoro nel giardino della canonica e poi bevevano un caffè assieme a me. Vedeva Daniele la mattina presto, quando spesso salutava i suoi ex compagni di classe di Santa Chiara, e nel tardo pomeriggio. I nostri discorsi spesso erano molto profondi e mi ero stupito di questo ragazzo di 18 anni che non temeva di affrontare temi a volte difficili per un adolescente. Daniele era tutto fuorché un menefreghista”.

Giovanni Gardani

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