Cronaca
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Maltrattata davanti alla figlia di
10 anni. 4 anni e mezzo al marito

L’avvocato Patrini

E’ stato condannato a quattro anni e mezzo, Alexandru, un romeno di 34 anni finito a processo per maltrattamenti in famiglia e lesioni. L’uomo era difeso dall’avvocato Giorgio Lazar, mentre la vittima, la moglie 42enne moldava, era parte civile attraverso l’avvocato Vittorio Patrini.

I due coniugi avevano cointestata una casa presa in affitto, ma chi pagava le spese era la moglie, che di giorno lavorava come badante. Dal 2017 il marito non ha più lavorato, facendosi mantenere dalla donna. Non solo: l’uomo, spesso ubriaco, negli ultimi due anni l’aveva picchiata, ingiuriata e minacciata di morte se lei lo avesse lasciato. Alcuni episodi erano avvenuti anche in presenza della loro figlia di 10 anni.

Come risarcimento alla parte civile, il giudice ha disposto una provvisionale di 10.000 euro a testa in favore di madre e figlia. Per l’imputato, il pm aveva chiesto una pena di sei anni. La motivazione della sentenza sarà depositata entro 15 giorni.

“Mi dava pugni sulla schiena”, aveva raccontato la vittima, “in faccia mai, così non si vedeva. Mia figlia assisteva a tutto. Piangeva e si metteva tra di noi. All’inizio mio marito alzava le mani una volta al mese, poi, soprattutto quando beveva, sempre più spesso, fino a picchiarmi tutti i giorni. Tirava pugni in bagno, rompeva le maniglie della porta, mi diceva che mi avrebbe ammazzata. Mi diceva: ‘Non credere che te la cavi così, io andrò in galera ma tu farai una brutta fine’”.

“Era tutto sulle mie spalle”, aveva raccontato la donna. “Pagavo io l’affitto della casa, e lui mi chiedeva i soldi per comprarsi le sigarette e il vino. Non ce la facevo più. Addirittura la notte mi chiudevo in camera per paura delle sue violenze fisiche e psicologiche. Avevo il portafoglio sotto il cuscino perchè quando lui mi trovava la borsa faceva sparire tutto”.

Nel marzo dell’anno scorso la vittima si era trasferita a casa della sorella e qualche giorno dopo era rientrata nella sua abitazione per prendere alcuni indumenti. “Sono andata con mia figlia”, aveva spiegato. “Lui stava dormendo, ma poi si è svegliato. Mi ha detto di andarmene e poi ha preso un coltello dalla cucina e me lo ha puntato contro. Mi voleva ammazzare. Era ubriaco. Mia figlia si è messa in mezzo e lui ha lasciato il coltello”.

In un altro episodio, lui l’aveva attesa fuori dal lavoro. “Era inizio giugno”, aveva riferito la donna. “Era ubriaco, mi aspettava. Io stavo entrando nella mia auto e stavo prendendo il telefono per chiamare la polizia, ma lui mi ha afferrata e mi ha messo la mano alla bocca e mi ha picchiata dandomi dei pugni sul fianco destro. Mi ha detto che mi avrebbe uccisa. I vicini hanno sentito i rumori e hanno chiamato aiuto e lui è scappato”.

Per decisione del tribunale, l’imputato ha dovuto allontanarsi dalla sua abitazione e lasciare la casa alla moglie e alla figlia. “Con lui non ho più avuto a che fare”, aveva detto la donna, che ha anche ottenuto l’affidamento della minore.

Sara Pizzorni

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