Cronaca
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Viola: "Pronti ad accogliere gli afghani,
ma serve impegno nazionale diffuso"

Sono una quarantina gli afghani residenti in provincia di Cremona, molti dei quali fuoriusciti dal Paese nel corso degli ultimi 20 anni, quindi ben prima dell’emergenza attuale. E Cremona è pronta a fare la sua parte per accogliere una prevedibile  nuova ondata, come spiega l’assessore ai Servizi Sociali Rosita Viola.

“L’Anci a livello nazionale e nell’ambito della commissione Integrazione, dove sono rappresentati tutti i comuni a prescindere dell’orientamento, ha inviato una nota per dare la disponibiltà dei Comuni al Governo, nel caso si organizzasse  l’accoglienza, in particolare facendo riferimento al sistema Sai (ex Sprar) con la possibilità di ampliare fino a 5000 posti a livello nazionale, cosa che non sarebbe impossibile, visto che ci sono 8000 Comuni. Aspettiamo comunque di avere indicazioni sia dal Governo che dall’Anci stessa, al momento non sono arrivate disposizioni particolari”.

La città di Cremona è attualmente accreditata nella rete Sai con 113 posti di accoglienza per minori non accompagnati, peraltro tutti al completo, e 47 per adulti.

A livello nazionale stanno già emergendo i timori di una nuova ondata migratoria, fronte caldo di scontro politico: “Cremona – replica Viola –  da 20 anni è dentro nel sistema nazionale ex Sprar. Ricordo che i siriani, arrivati in circa 500.000, sono stati accolti quasi tutti dalla Germania. Come città di Cremona abbiamo sempre gestito i flussi in collaborazione con la Prefettura e gli altri comuni disponibili, parliamo di ondate consistenti e di qualsiasi nazionalità, dal 2014 in avanti. Siamo sicuramente in grado di gestire anche questi nuovi eventuali arrivi e lo saremmo anche di più se tutti gli 8000 comuni facessero altrettanto nell’ottica di una accoglienza diffusa”.

In passato impegnata professionalmente nella gestione degli aiuti umanitari, l’assessore non esprime, in questo momento, un’opinone netta su quello che molti definiscono un vero e proprio fallimento dell’Occidente.

“E’ difficile commentare – afferma – prima di essere assessore avevo altre idee rispetto all’intervento (quello militare degli Stati Uniti nel 2001, ndr).  Abbiamo manifestato, aiutato associazioni, invitato tanti testimoni dall’Afghanistan e sostenuto progetti. In questo momento dare torto o ragione agli uni o agli altri è complicato. Preoccupiamoci di farci carico di una responsabilità condivisa a livello mondiale. Quello che è successo in Afghanistan è mostruoso, questo Paese è dal ’79 e anche prima che ha visto sempre guerre e distruzioni. Mi sento di dare un grande sostegno alla società civile e un pensiero speciale agli operatori sanitari e del volontariato che hanno deciso, in nome del primato del soccorso umanitario, di restare lì. Emergency mi risulta che abbia 300 persone ancora lì, Medici senza Frontiere pure e anche altre realtà hanno deciso di restare, prendendo una decsione non facile, che capisco e che anche io ho vissuto quando, rivestendo altri ruoli, ci furono i rapimenti in Iraq. Va dato massimo supporto  sostegno a queste Ong che restano lì, anche quando gli Stati scappano”. g.biagi

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