Cronaca
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Delitto Designati, battute finali
Lunedì le conclusioni delle parti

Battute finali per il processo contro Eugenio Zanoncelli, 57 anni, operaio, accusato di aver ucciso la moglie Morena Designati, 49 anni, la sera del 24 giugno del 2020 nella loro villetta in via De Nicola a Palazzo Pignano. Domani, lunedì 15 novembre, davanti ai giudici della Corte d’Assise presieduta dal presidente Anna di Martino, il pm Milda Milli tirerà le conclusioni, quantificando la pena al termine della sua requisitoria.

La vittima

Parleranno poi gli avvocati delle parti civili: l’avvocato Alessandro Porchera per la mamma e i tre fratelli della vittima, l’avvocato Vito Cantore per il fratello dell’imputato e l’avvocato Micol Parati per Andrea, il figlio di 13 anni della coppia, di cui curatore speciale è l’avvocato Maria Luisa Crotti. Infine toccherà all’avvocato difensore Maria Laura Quaini. La sentenza è già prevista per lunedì 22 novembre.

Secondo l’accusa, Morena Designati, affetta dal 2015 da sclerosi multipla, sarebbe stata colpita dal marito con un pugno in volto e con un colpo di stampella. La donna era morta in seguito ad insufficienza cardio circolatoria. I colpi sferrati dal marito non sarebbero stati idonei, da soli, a causarne il decesso, ma hanno aggravato la condizione cardio circolatoria della donna. Quei colpi, quindi, sarebbero stati fatali alla vittima, già magrissima, malnutrita e debilitata dalla malattia.

“Quella sera eravamo seduti sul divano quando è nata una delle tante discussioni sul fatto che lei non si voleva far aiutare, poi non so cosa mi sia accaduto”. Sono le parole del marito che nel corso dell’ultima udienza si è difeso: “Le ho tirato due schiaffoni, è andata a sbattere contro il bracciolo del divano, è caduta per terra con la faccia rivolta contro il pavimento, l’ho raddrizzata e ho visto che le mancava l’ossigeno. Ho provato a rianimarla, ma niente, era morta”.

In aula, Zanoncelli, sposato con la vittima dal 1994, ha negato di aver colpito la moglie con una delle sue stampelle, entrambe trovate in garage su indicazione dello stesso imputato. Su una era stato trovato sangue nella parte inferiore e materiale biologico sull’impugnatura, mentre sull’altra sangue vicino al manico e sullo snodo. “Compatibile con un utilizzo al fine di colpire”, secondo il maresciallo maggiore Massimiliano Stabile, del Ris di Parma. “Non l’ho colpita con la stampella”, ha invece sostenuto l’imputato, che ha giustificato la presenza del sangue dicendo che 15 giorni prima Morena era caduta sbattendo il mento”.

Sara Pizzorni

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