Cronaca
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"Troppo rigido con il figlio". Botte
e minacce alla moglie, a processo

Lei, manager in una società di marketing, lui, ingegnere. Si erano conosciuti nel 2005 ad una cena. Si sono innamorati, nel 2008 hanno avuto un figlio e nel 2014 si sono sposati. Ora lui è a processo per maltrattamenti in famiglia: avrebbe denigrato la moglie, l’avrebbe picchiata e l’avrebbe minacciata di morte. “Sei la mia rovina. Se mi porti via mio figlio ti faccio del male, ti ammazzo”.

“Dal 2018 mio marito ha iniziato a denigrarmi”, ha raccontato lei in aula: “mi dava della stupida, secondo lui non ero in grado di gestire le situazioni familiari”. Dalle “forti” discussioni verbali, lui sarebbe poi passato alle violenze fisiche. Tutto, secondo la donna, a causa delle liti che nascevano tra il padre e il figlio 12enne per questioni scolastiche. “Un giorno, durante una discussione con nostro figlio, mio marito lo ha afferrato per il collo. Io mi sono frapposta e lui mi ha scaraventato a terra”.

“Da nostro figlio”, ha spiegato la donna in aula, “mio marito pretendeva troppo. Gli toglieva tutto: dalla tv al cellulare alla play station. Perdeva facilmente la pazienza e si sfogava. Un giorno gli ha dato una sberla sul volto e mio figlio è scappato in camera sua. Io e mio marito abbiamo avuto una discussione perchè non volevo che alzasse le mani. Ma a quel punto lui mi ha preso per il collo e mi ha scaraventato contro il muro. In mia difesa è intervenuto mio figlio, ma mio marito mi ha afferrato al petto, strappandomi la maglia”.

Un padre molto esigente, dal racconto della donna. Un padre che una sera era tornato a casa intimando al figlio di spegnere la televisione. “La guarderai quando ti comporterai meglio”. “Erano continue punizioni”, ha riferito lei. Discussioni sempre più aspre nei toni, tanto che, come raccontato ai giudici, il ragazzino avrebbe cercato di gettarsi dal balcone, oppure, in un’altra occasione, dall’interno della scala di casa.

Disperata, la donna aveva deciso di andare a stare dai suoi genitori, ma il marito non voleva, pensando che moglie e figlio non sarebbero più tornati. “Quel giorno”, ha raccontato lei, “mio marito ha preso mio figlio e l’ha buttato sul divano per poi gettarglisi addosso. Lui lo ha pregato di spostarsi perchè gli stava facendo male, e a quel punto sono intervenuta in suo aiuto. C’è stata una colluttazione tra me e mio marito. Lui mi ha dato un morso di cui porto ancora il segno”.

Un’ennesima discussione tra padre e figlio era scoppiata ancora a Pasqua del 2019. La mamma non era in casa. Dal racconto del figlio, dopo una lite ancora sui compiti scolastici, il padre avrebbe perso la pazienza e avrebbe minacciato il ragazzo con un coltello preso dalla cucina.

Nel gennaio del 2019 al ragazzino era stata diagnosticata una “depressione infantile”. Il 12enne è tuttora seguito da uno psicologo, e anche i suoi genitori alla fine sono entrati in analisi.

Nel dicembre di quello stesso anno madre e figlio si erano trasferiti in un’altra abitazione. “Io e mio marito ci siamo separati e lui vede il figlio ogni 15 giorni”, ha spiegato la donna, che nel processo si è costituita parte civile attraverso l’avvocato Maria Laura Quaini. Tra marito e moglie, però, pendono trattative, e se sarà trovato un accordo la parte civile verrà revocata.

L’imputato è assistito dall’avvocato Vittorio Patrini. Gli ultimi testimoni del pm saranno sentiti il prossimo 31 maggio.

Sara Pizzorni

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