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Crisi idrica in agricoltura: da un
ricercatore cremonese due studi

L’allarme è noto, l’ultimo pochi giorni fa, viene dall’Autorità Distrettuale del fiume Po: “Temiamo che la crisi dello stato idrologico che perdura ormai da diverse settimane, aggravata dalla forte carenza-assenza di precipitazioni nevose, potrebbe rendere piuttosto difficile la stagione primaverile all’agricoltura e all’habitat dell’intero Distretto Padano”, ha detto il direttore generale Meuccio Berselli.

Un allarme sotto gli occhi di tutti: da settimane l’idrometro del fiume Po a Cremona oscilla attorno ai 7 metri sotto lo zero.

Un problema generale, quello della crisi idrica, e in particolare per il settore economico che maggiormente ne dipende, ossia l’agricoltura. Una possibile contromisura è stata studiata in via sperimentale dall’ingegnere cremonese Daniele Masseroni, ricercatore in idraulica agraria e sistemazioni idraulico-forestali del dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali (DISAA) dell’Università Statale di Milano.

38 anni, diploma al liceo scientifico tecnologico Torriani nel 2004, laurea in Ingegneria per l’Ambiente al Politecnico di Milano e specialistica a Parma, Masseroni è il coordinatore del progetto IrriGATE, finanziato dalla Regione Lombardia con fondi del Programma di Sviluppo Rurale (PSR), che punta ad accrescere l’efficienza idraulica-gestionale dei sistemi irrigui a gravità. Due gli studi pilota effettuati in contesti agricoli che fanno un uso consistente dell’acqua per colture estensive come mais e riso, largamente praticate in tutta la Pianura Padana, e che rappresentano un settore agroalimentare strategico.
Nei sistemi irrigui a gravità, peraltro tipici di molti territori della Pianura Padana, l’acqua è derivata dai grandi fiumi e condotta attraverso una fitta rete di canali a cielo aperto fino ai singoli appezzamenti sfruttando prioritariamente la forza di gravità, con un costo energetico quasi nullo. Oggi la gestione dell’acqua all’interno di questa rete è per lo più manuale, e si adatta solo in parte al bisogno di rispondere alle sempre più frequenti variazioni delle condizioni meteorologiche e delle esigenze colturali.
“I risultati ottenuti su due siti sperimentali analizzando le tecniche irrigue della sommersione per il riso e dello scorrimento per mais, mostrano come un significativo margine di miglioramento sugli utilizzi della risorsa idrica può essere ottenuto lavorando principalmente sulla gestione di queste pratiche” spiega Masseroni. “Una gestione razionale e supervisionata dell’irrigazione a gravità, ottenuta attraverso l’utilizzo di sistemi automatizzati di regolazione delle portate irrigue, è in grado di portare ad un uso più efficiente dell’acqua ottenendo risparmi idrici coerenti con le richieste comunitarie”.
Il primo sito pilota ha coinvolto il distretto irriguo di Ponte Trento: circa 130 ettari e una cinquantina di appezzamenti coltivati prevalentemente a mais. Il secondo, invece, è costituito da un appezzamento di circa 7 ettari di proprietà di un’azienda risicola della Lomellina.
Nel primo sito pilota sono stati esaminati i risultati di diverse strategie di regolazione: la regolazione rigida, che si avvicina a quella tradizionale e prevede interventi di modifica molto limitati; la regolazione flessibile, in cui la paratoia è telecomandata dalla sala di controllo del consorzio irriguo sulla base, ad esempio, delle previsioni metereologiche; e la regolazione ottimizzata, simile invece a quella ottenibile con la completa automazione della distribuzione ai singoli campi e l’uso integrato di strumenti come sensori, dati telerilevati e modelli matematici. Dalle prime analisi dei risultati è emerso che il passaggio da una regolazione tradizionale a una flessibile potrebbe permettere una riduzione dei volumi irrigui stagionali molto consistente i cui dettagli sono riportati nella pubblicazione “Evaluating the performances of a flexible mechanism of water diversion: application on a northern Italy gravity‑driven irrigation channel” pubblicata su Irrigation Science Journal.
Realizzato in collaborazione con il Centro Ricerche sul Riso dell’Ente Nazionale Risi, lo studio nel secondo sito pilota ha invece analizzato la performance di un nuovo sistema di regolazione, costituito da una paratoia adattata che riceve i comandi di apertura e chiusura da un sensore di livello all’interno della camera di risaia. I risultati hanno evidenziato che un sistema di regolazione automatizzato permette di minimizzare l’ampiezza delle fluttuazioni dei livelli idrici nella camera di risaia. Ciò è positivo sia dal punto di vista agronomico che per l’efficienza nell’utilizzo dell’acqua.
Ancora, il sistema automatico di regolazione delle portate, nel contesto risicolo, si traduce in una riduzione del carico di lavoro e dei tempi necessari per manovrare le paratoie a servizio di ogni appezzamento, mentre su scala distrettuale consente una derivazione della risorsa idrica più razionale, basata sulle condizioni meteorologiche e i fabbisogni irrigui.
Dal punto di vista economico, le stime preliminari indicano che l’investimento iniziale, a scala distrettuale e aziendale, viene ripagato in tempi ragionevoli.

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