Cronaca

Area Donna, consenso bipartisan
alla mobilitazione dell'8 marzo

Velleda Rivaroli, segreteria provinciale Pd: "Importante essere presenti alla mobilitazione, quello che vogliamo è che ci sia chiarezza su come i servizi di Area Donna potranno essere continuati nel nuovo cancer cente".
Fratelli d'Italia: "Le donne vanno tutelate nella loro femminilità e soprattutto autostima, immediatamente subito dopo lo shock della prima diagnosi"

Cresce il consenso attorno al comitato spontaneo sorto tra le donne cremonesi per chiedere il mantenimento dell’attuale assetto di Area Donna, il reparto multidisciplinare al quarto piano dell’ospedale in cui è in atto una riorganizzazione che fa perdere la specificità richiesta dalle patologie oncologiche che colpiscono le donne. Domani 8 marzo, dalle 16.30 davanti all’ospedale, in centinaia si sono date appuntamento per un flash mob, nato spontaneamente tra pazienti, ex pazienti e frequentatrici di questa  struttura ospedaliera presentata come un grande passo avanti dalla stessa Asst appena cinque ani fa.

“Il Pd – afferma Velleda Rivaroli, della segreteria provinciale dei Democratici  –  sostiene convintamente la mobilitazione di domani. E’ importante esserci e sostenere una battaglia su un tema così delicato, che riguarda tutte le patologie oncologiche, anche ginecologiche della donna.

“Non entriamo nel merito della riorganizzazione dell’oncologia ospedaliera e del cancer center, quello che vogliamo però è che ci sia chiarezza su come il tipo di servizi di Area Donna potranno essere continuati. Ci auguriamo che quanto fatto finora venga mantenuto: presa in carico della donna gestita in maniera unitaria, Cup dedicato direttamente vicino ai luoghi della cura, ingressi facilitati, prevenzione, supporto psicologico.

Il mantenimento di un percorso tutelato è importantissimo: la donna ha bisogno di capire dove andare in un momento così particolare della sua vita, in cui c’è una debolezza di fondo, non solo fisica ma anche psicologica: un reparto interamente dedicato alla donna credo che sia stato in questi anni un sollievo per tante donne”.

Oltre a ciò c’è anche un problema di liste di attesa: “Quanto tempo passa tra un esame e il responso; e se per fare una mammografia nel pubblico (tempo d’attesa massima 120 giorni) devo andare a 150 km di distanza, si può dire che i tempi di attesa siano rispettati? Secondo noi no. Su tutte queste cosa va fatto un ragionamento corposo”.

Ma anche dal fronte politico opposto, quello di Fratelli d’Italia, vengono condivise in toto le ragioni delle donne che si stanno mobilitando. Come fanno sapere oggi i consiglieri comunali Marcello Ventura e Beppe Arena, a proposito delle rassicurazioni dell’azienda ospedaliera e del direttore del dipartimento Oncologico Rodolfo Passalacqua, “ci poniamo una domanda: ma se nulla cambia e tutto è un sentore, perché mai 200 donne circa hanno scritto alla Moratti perché resti tutto uguale e si trovano tutte insieme per manifestare?
Per un motivo semplice: chiedono che questa Brest Unit non sia solo un percorso virtuoso, ma resti uno spazio speciale, riservato e dedicato. Perché se è vero che Area Donna resterà, è anche vero che alcune cure e prestazioni finiscono in condivisione con altre aree oncologiche.
E questo, per noi di Fratelli d’Italia, non è giusto perché metterebbe in imbarazzo dal punto di vista psicologico le donne che vanno tutelate nella loro femminilità e soprattutto autostima, immediatamente subito dopo lo shock della prima diagnosi.
Fratelli d’Italia rinnova l’invito alla dirigenza ospedaliera, di lasciare così come è oggi Area Donna, continuando pure con il progetto del Cancer Centre ma che deve comunque restare un reparto parallelo e separato da Area Donna”. QUI la lettera integrale di FdI

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