Cronaca
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Intimidazioni alla veterinaria: ecco
come è nata l'indagine “Officium”

“Se lei mi fa un foglio di distruzione di queste frattaglie, io chiamo chi di dovere e vediamo cosa le succede”. Con queste parole, nell’agosto del 2021, il titolare del macello M.M. Carni di Palazzo Pignano, avrebbe minacciato la veterinaria dipendente di Ats Valpadana distretto di Crema che dall’anno precedente, in quello stabilimento, svolgeva funzioni di vigilanza. Così è partita l’operazione dei carabinieri del Nas “Officium”, culminata con l’arresto di Leonardo e Luca Provana, padre e figlio, il primo, di­ret­to­re del distretto veterinario di Crema, il secondo, veterina­rio li­be­ro pro­fes­sio­ni­sta.

I due sono ai domiciliari per corruzione per nu­me­ro­si casi di omissioni e favoritismi in cui il padre, in­for­ma­to dal fi­glio del­le gra­vi non con­for­mi­tà ri­le­va­te nel­le azien­de pri­va­te per le quali era con­su­len­te, ave­va as­si­cu­ra­to co­per­tu­ra to­ta­le ai vari pri­va­ti, omet­ten­do di in­ter­ve­ni­re e di emet­te­re i re­la­ti­vi prov­ve­di­men­ti.

“L’atteggiamento della proprietà è freddo e il proprietario mi osserva in continuazione con sguardo intimidatorio”, aveva segnalato la veterinaria ai suoi superiori, tra cui c’era Leonardo Provana. La professionista aveva riscontrato “numerose non conformità” nel macello, e il titolare, a suo dire, “aveva reagito in malo modo alle rilevazioni”. “Non mi sento tranquilla, viste le condizioni ambientali che si sono venute a creare”, aveva riferito la veterinaria ai suoi capi. “Non riesco a svolgere il mio lavoro con tranquillità perchè mi sento intimidita dall’atteggiamento del titolare, che così non mi permette di lavorare serenamente e di svolgere i miei controlli in maniera completa”.

Dalle analisi dei tabulati telefonici era emerso che il titolare aveva contattato Leonardo Provana al telefono: due chiamate ravvicinate e un sms. Una volta partite le indagini, i militari avevano scoperto il con­flit­to di in­te­res­se in capo al di­ret­to­re del di­stret­to veterinario, essendo il figlio con­su­len­te di quel ma­cel­lo. La veterinaria, nel frattempo, era stata trasferita e passata ad un altro incarico.

Una volta entrati in campo i carabinieri del Nas, che volevano vederci chiaro, ecco le intercettazioni di padre e figlio contro i militari. “Non ci sono più quelli di una volta”, dicono. “Bisogna fargli causa, cioè non è possibile una cosa del genere, cioè ma sono matti…. purtroppo non ci sono più i Nas di una volta… quando riuscivamo a parlarci, si riuscivano a gestire ’ste cose… adesso non si riesce più, questi qua non capiscono niente, sono solo malati di mente … sono andati. Quando riuscivamo a parlarci quando riuscivamo a parlarci…” .

“Il rapporto con il Nas di Cremona”, si legge nell’ordinanza del giudice, “rappresenta palesemente un nervo scoperto per Provana Leonardo: sembra infatti che detto rapporto sia cambiato nel tempo, perché il direttore del distretto veterinario di Crema è sorpreso dal fatto di non essere stato preventivamente informato delle attività dei marescialli dei carabinieri in materia di sicurezza alimentare. Ed è evidente come tali attività possano per lui rappresentare un pericolo nella misura in cui dovessero portare alla luce le sue omissioni e compiacenze verso determinate aziende”.

E poi quelle giovani veterinarie dell’Ats “fastidiose”: il titolare del macello di Palazzo Pignano era preoccupato di altri controlli imminenti. In una telefonata, “si lamenta senza riserve con Provana dell’atteggiamento ritenuto troppo invadente dei veterinari di Ats più giovani che si differenziano dalla vecchia guardia”. L’imprenditore aveva quindi esortato Provana “quanto meno a limitare l’invio delle nuove leve presso il suo stabilimento durante la consueta e prevista vigilanza”.

Sara Pizzorni

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