Festeggiamenti a Pieve d'Olmi per
l'ingresso del parroco don Musa
Con l’ingresso di Don Roberto Musa (parroco) e don Antonio Loda Ghida (collaboratore) nella parrocchia di san Geminiano a Pieve d’Olmi, è iniziata ieri la serie delle celebrazioni solenni per accogliere i nuovi parroci nominati dal vescovo Napolioni, che proseguirà fino a ottobre inoltrato.
Nel giorno cui la Chiesa festeggiava la Santa Croce, sono intervenuti oltre ai due sacerdoti (don Musa è già parroco di san Daniele Po) e al Vescovo, il vicario zonale don Antonio Pezzetti e don Gianluca Gaiardi, direttore dell’ufficio diocesano Beni culturali e nuovo rettore della Cattedrale.
il sindaco Stefano Guastalla ha dato il benvenuto a don Musa sul sagrato della chiesa. “È un grande piacere – ha detto – nonché una grande emozione, essere qui, insieme a tanti olmesi, per sottolineare l’importanza dell’avvenimento che stiamo vivendo. Qui a Pieve d’Olmi troverai una comunità viva, forse a volte un po’ silenziosa, ma sinceramente desiderosa di crescere insieme nella fede e nella fraternità.
Non ti chiediamo miracoli, don Roberto, e non pretendiamo risposte pronte. Ti chiediamo solo una cosa: cammina con noi. Con i tuoi doni, con la tua esperienza, con la tua fede, con la tua umanità. Da parte nostra promettiamo accoglienza, disponibilità e preghiera. Perché essere comunità vuol dire anche questo: camminare insieme, portando insieme la fatica e la bellezza del Vangelo”.
Un anno fa la morte improvvisa dell’ultimo parroco, don Emilio Garattini, evento che aveva profondamente colpito la comunità: “Abbiamo sperimentato cosa significa la mancanza del parroco – ha ricordato Sergio Canevari, portando il saluto della comunità –. Per questo motivo ringraziamo il vescovo Antonio per i doni di don Roberto e don Antonio”.
“Ci siamo impegnati, con generosità e disponibilità, a portare avanti la vita e le iniziative fondanti la comunità, sotto la guida preziosa e sicura di don Antonio e con l’aiuto dei sacerdoti delle parrocchie vicine. Abbiamo tuttavia vissuto per lunghi mesi una dimensione ecclesiale più aperta e vogliamo perciò continuare a camminare insieme con voi, don Roberto e don Antonio, mettendoci al servizio ciascuno secondo le proprie competenze e capacità”.
Il vescovo Napolioni ha evidenziato, tra l’altro, l’importanza del ruolo dei laici nella vita della Chiesa: ” Avete sperimentato che l’oratorio e il Grest sapete farli anche da soli, e certo ci vuole il parroco che metta insieme tutti i pareri e si prosegua in armonia, ma la fonte è Cristo. Il prete lo impara entrando nelle case a fianco dei malati, dei moribondi, delle persone disabili, di chi porta quei pezzi di croce che sono seminati ovunque, perché tutti diventino un po’ di più Cristo Gesù.
La croce di per sé è uno strumento di tortura, ma per noi cristiani è diventata l’àncora della salvezza, la fonte della vita – ha ricordato –. Perché c’è Gesù su quella croce. Nello stesso tempo, essa si ripropone nella vita delle persone, delle famiglie, delle comunità, dei popoli, della storia umana. Ma Dio è diverso. Ha mandato il suo unico figlio non per condannare ma per salvare”.