Cronaca

Cinema e cibo al Ponchielli
con Mereghetti e Bartezzaghi

Un momento della serata nel Ridotto del Ponchielli
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In un affollato Ridotto del Teatro Ponchielli, prima della proiezione di Aragoste a Manhattan, la conversazione tra Paolo Mereghetti e Stefano Bartezzaghi ha trasformato l’incontro di BookCity Cremona in un viaggio dentro i significati del cibo: tecnici, culturali, identitari, cinematografici. Un dialogo serrato, ricco di citazioni e connessioni inattese, nato per aprire la nuova serie tematica dedicata proprio al cibo.

Bartezzaghi ha spiegato il filo conduttore della serata: “Abbiamo questa serie di incontri sul cibo da vari punti di vista e la prima sera abbiamo la tradizione di una serata di intrattenimento. Abbiamo pensato al rapporto che ha il cibo con il cinema e abbiamo pensato di farcelo spiegare da un grande esperto come Paolo Mereghetti, che ci ha anche consigliato un film da far vedere al pubblico”.

Da questo spunto è nata la scelta di Aragoste a Manhattan, film ambientato nel retro — fisico e simbolico — della cucina americana contemporanea.

Mereghetti ha introdotto così la pellicola: “Questo è un film un po’ particolare perché è ambientato all’interno di una cucina, una cucina che è al piano di sotto del ristorante. In questa cucina, che è a New York vicino a Times Square, arrivano tante persone. È una specie di altra faccia dell’America. Tutte le cose che succedono in America in quel momento: ci sono gli immigrati, ci sono le persone di colore, ci sono le donne, ci sono dei problemi sentimentali. Tutte queste cose avvengono all’interno di questa cucina”.

Una cucina come cuore pulsante, luogo di incontro e scontro, spazio di sopravvivenza e identità. Un’idea che risuona anche con la riflessione introduttiva di Bartezzaghi sul cibo come metafora della vita ma anche snodo tecnico e culturale, tra sostenibilità, risorse che si rigenerano, agricoltura spaziale e nuove narrazioni sociali, dominate dall’ascesa dei cuochi-mediatici e dalle tensioni della cucina contemporanea.

Non poteva mancare un passaggio dedicato a Cremona, ospite affettuosa e custode di memorie personali e cinematografiche. Mereghetti, sorridendo, non ha avuto dubbi: “Come faccio a non ricordare Tognazzi? Tognazzi è un grandissimo. Assolutamente Cremona per me è Tognazzi. E l’ho molto amato al cinema. Prima parlavamo della Grande abbuffata. Poi lui era un cuoco: non so se fosse raffinato, qualcuno aveva dei dubbi sulle sue qualità culinarie, però gli piaceva molto mangiare e far da mangiare. Assolutamente: Cremona è Tognazzi”.

Per Bartezzaghi, invece, il pensiero corre a un’altra delle sue passioni, quella per l’enigmistica: “Cremona per me ha tante cose, tra cui Giampaolo Dossena. Io mi occupo di enigmistica, di giochi di parole. Lui è stato il più grande esperto di giochi in Italia, ma non soltanto per l’Italia. Ha inventato un po’ la professione di esperto di giochi. Era di Cremona, è tornato poi a spendere gli ultimi anni a Cremona e non posso venire qui senza pensare a lui”.

Cristina Coppola

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