Smog, nella bassa
miglioramenti più lenti
Migliora la qualità dell’aria in Lombardia, ma Cremona resta il fanalino di coda: questo emerge dall’analisi di Legambiente, che ha analizzato i dati Arpa 2025.
Emerge che, a fronte del miglioramento della situazione per la maggior parte delle province lombarde, risultano più lenti e contrastati i miglioramenti nella ‘Bassa’, in particolare nelle aree ad alta intensità di allevamenti. “Cremona e Lodi si confermano come i capoluoghi in cui le concentrazioni medie di PM10 sono più elevate, perfino rispetto a Milano” evidenzia l’associazione ambientalista.
Ma il dato più sorprendente non arriva dalle città, “bensì dai piccoli e medi centri urbani: Soresina, ‘capitale’ lombarda del latte, è la località con i livelli di PM10 più elevati della Lombardia” scrive ancora Legambiente. “Livelli molto alti si riscontrano anche nella circostante pianura, ad esempio a Crema, Codogno e Cassano d’Adda, mentre nel bresciano la centralina di Rezzato, pochi chilometri a est del capoluogo, mostra livelli molto alti nella media annua ed il numero record regionale di episodi di inquinamento acuto”.
“Per ciò che riguarda il particolato sottile sta ormai scomparendo l’importanza delle città,” rileva Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia. “Se si escludono le aree più a ridosso di grandi arterie stradali e autostradali, le differenze nei valori delle polveri sembrano seguire tipologie di fonti emissive non legate ai contesti urbani, in particolare le esalazioni che provengono dagli allevamenti, attività che in Lombardia presenta un livello di intensità con pochi paragoni in Europa”.
Legambiente segnala da tempo come “questo cambiamento della ‘geografia dell’inquinamento’ padano non trovi riscontro nel sistema di monitoraggio, ovvero la rete delle centraline che ARPA ha concepito e installato dagli anni Novanta del Novecento. Sono per la maggior parte centraline urbane, sicuramente adeguate a mappare la situazione nelle maggiori città, ma che lasciano sguarniti ampi territori: ad esempio, non esiste una sola centralina di misura delle polveri sottili in tutta la pianura compresa tra Oglio e Mincio, dove si trova la metà dell’intero patrimonio zootecnico regionale”.
“Occorre non solo aggiornare la rete territoriale delle centraline,” continua Di Simine, “così da produrre un quadro più fedele della situazione dell’aria nella parte di Lombardia afflitta da emissioni da allevamento intensivo, ma anche attivare un sistema sensoristico per quegli inquinanti atmosferici, come il metano e l’ammoniaca, che esalano dagli allevamenti e dai liquami zootecnici, e che fungono da precursori chimici atmosferici nella formazione di polveri sottili in inverno e di ozono in estate”.