Gaza, se ne deve parlare ancora. E non c’è più istruzione
Come lavoratrici e lavoratori della scuola, nel nostro ruolo educativo, riteniamo fondamentale non spegnere le luci sul genocidio di Gaza.
Infatti, nonostante l’informazione ci abbia descritto una tregua, i morti sono ancora centinaia, tra cui numerosi bambini. Il conflitto continua con i bombardamenti israeliani in Libano, con la distruzione di villaggi e coltivazioni in Cisgiordania e con la chiusura delle frontiere, che impedisce l’ingresso degli aiuti umanitari e dei materiali sanitari necessari per curare i feriti. Inoltre, è in atto un’ulteriore violazione della libertà di informazione, con il divieto d’ingresso della stampa internazionale. A Gaza si continua a morire di guerra, di fame, di freddo, così come delle più banali infezioni. Ma, soprattutto, a Gaza non c’è più istruzione.
Il 97% delle scuole è distrutto o inagibile, così come il 100% delle università; sono stati uccisi dall’esercito israeliano circa 17.000 studenti, 1200 universitari, oltre 20.000 bambini, 730 lavoratori della scuola e 222 lavoratori delle università; almeno 625.000 ragazzi non hanno più accesso all’istruzione. Un’ecatombe del diritto allo studio. Le scuole, luogo in cui ci muoviamo quotidianamente, a Gaza non esistono più e insieme a loro l’accesso all’istruzione. Nel nostro ruolo educativo ci è chiesto di trasmettere il senso di valori costituzionali come pace e solidarietà. Ciò rende necessario allenare uno sguardo critico e attento che dia alle nostre e ai nostri studenti la capacità di impegnarsi a una partecipazione attiva e democratica.
Per fare ciò, dobbiamo prima di tutto essere noi testimoni di questi valori. Non possiamo chiudere gli occhi davanti alla gravità del massacro in atto. Sentiamo perciò la responsabilità educativa di non rimanere in silenzio di fronte alle violazioni dei diritti umani che continuano a verificarsi, anche quando l’attenzione pubblica sembra essersi spostata altrove. Non si tratta solo di una distruzione fisica degli edifici, ma di un attacco al diritto fondamentale all’istruzione e alla possibilità di costruire una società più giusta, pacifica e democratica. Il Natale è alle porte e ancora di più la Palestina rischia di finire dimenticata. Tenere l’attenzione alta è uno strumento necessario che contribuisce a quella società migliore che anche attraverso la scuola vogliamo costruire.