Farhad, a Cremona da 12 anni:
"L'Iran vuole la libertà"
La testimonianza di chi ha scelto di lasciare un Paese tormentato da una crisi economica crescente, mancanza di servizi e da un regime che soffoca la libertà di espressione.
Ore drammatiche in Iran dove continuano le proteste, represse nel sangue, contro il regime degli ayatollah. Una situazione in continua evoluzione soprattutto per i risvolti internazionali. A Cremona è presente un nucleo di iraniani, uno di loro è Farhad Matin, arrivato 12 anni fa, rifugiato politico a seguito di una precedente ondata di proteste (“sono riuscito ad uscire al momento giusto”, spiega). Ha studiato all’istituto Einaudi ai corsi serali di enogastronomia e ora sta per laurearsi in Scienze Gastronomiche. Il pensiero in questi giorni è rivolto a chi nella sua terra sta lottando per il proprio futuro, ai suoi amici rimasti là. L’ultimo contatto risale a mercoledì della settimana scorsa. Poi, il blackout dei mezzi di comunicazione disposto dal regime.
Lo abbiamo contattato per cercare di capire come la popolazione sia arrivata ad un punto tale di esasperazione da accettare di rischiare la vita pur di esprimere il dissenso.
“E’ successo che la gente non ne può più, i prezzi dei beni continuano ad aumentare, c’è una crisi economica enorme e non si vede una fine a tutto ciò. Alcuni commercianti hanno chiuso le loro attività e sono scesi in piazza, per dire ‘non ce la facciamo più’. Poi il giovedì, c’è stato questo richiamo di Reza Pahlavi, lui si è dato il nome di leader di questo movimento. Però non rappresenta tutta la gente che è scesa in piazza”.
“Possiamo forse dire che fa presa sulla maggior parte, ma di certo non tutti. L’amico con cui ho parlato l’ultima volta era consapevole che Internet sarebbe stato bloccato e adesso che in parte è stato riaperto è perchè il regime vuole controllare chi parla con l’estero”.
Ma oltre ai problemi economici, a spingere la rivolta c’è anche il desiderio di libertà? “La gente vuole respirare un po’, essere libera, sentire la libertà e non solo a parole. Ora i giornalisti sono in carcere, gli attivisti pure e non possono fare niente; gli intellettuali, che pure ci sono, sono messi a tacere. Le carceri sono piene di attivisti, anche quelli del movimento Donna, Vita, Libertà, ve lo ricordate?”
Se tu fossi là, saresti in piazza? “Assolutamente, senza dubbio”. Anche a costo di perdere la vita? “A questo punto sì, perché, come ha detto il mio amico, non basta respirare per dire di essere vivi. Dobbiamo decidere, dopo quasi 47, anni dobbiamo decidere”.
Come giudichi l’intervento di Trump che incita il popolo a resistere e promette sostegno imminente? “La risposta deve essere interna. Questa consapevolezza viene da un’esperienza storica. Guardando Siria, Libia, Iraq, Afghanistan: lì non si è risolto niente, l’intervento esterno non ha risolto niente. Noi abbiamo paura di diventare come la Siria, come l’Iraq. Perciò dobbiamo cercare di trovare una soluzione interna.
Il figlio dello Scià, pur non rappresentando tutti, potrebbe essere la persona adatta per guidare una fase di transizione? “Forse sì, però in Medio Oriente, almeno fino ad oggi, non è successo. Chi ha preso in mano il potere non lo ha mollato. Il popolo ha paura di questo”.
L’Italia sarà la tua patria per sempre? O nel futuro c’è un ritorno nel tuo Paese? “Io spero di riuscire a tornare, però per adesso sono qua. Mio padre è morto tre anni fa e mia sorella e mia mamma abitano in Germania. Mia sorella è sposata, ha due figli, mia mamma vive con lei”.
Che cosa vorresti dire agli italiani, all’Occidente, per aiutare il tuo paese? “Penso che la solidarietà sia importante, bisogna avere coscienza e consapevolezza di quello che sta succedendo in Iran. La gente iraniana ma anche in tutto il Medio Oriente vuole essere libera. Purtroppo quando interviene l’Occidente, ad esempio gli Stati Uniti, è sempre per perseguire un proprio scopo, per fare i propri interessi”.
Certo, questo però è abbastanza normale, purtroppo. Ma il popolo iraniano, da solo, avrebbe una forza tale da poter pretendere elezioni democratiche? “Fortunatamente nel Medio Oriente gli intellettuali non mancano, i giornalisti ci sono, però dato che i dittatori stanno al potere non riescono a trasmettere le loro opinioni”.
LE REAZIONI POLITICHE LOCALI ALLE RIVOLTE – ieri in Consiglio Regionale è stata approvata una mozione unitaria per il sostegno alle aspirazioni democratiche del popolo iraniano e la condanna della repressione messa in atto dal regime teocratico islamico.
Il testo impegna la Giunta a sostenere con forza, in tutte le sedi di coordinamento Stato-Regioni, l’azione diplomatica condotta dalla Farnesina e dal Governo per isolare politicamente i responsabili delle violenze; ad esigere l’immediato ripristino della connessione Internet in Iran; a promuovere, in sede europea, sanzioni mirate ed efficaci contro gli esponenti del regime responsabili della repressione.
Tra le altre iniziative indicate dalla mozione c’è la richiesta al Governo di continuare a guidare il fronte europeo nell’azione diplomatica per un’immediata liberazione dei prigionieri politici arbitrariamente detenuti; di attivarsi per proteggere i richiedenti asilo e gli attivisti iraniani perseguitati dal regime di Teheran abilitando le procedure burocratiche per la concessione e il rinnovo dei permessi di soggiorno per motivi di studio o protezione speciale ed evitando in questo modo che la scadenza dei documenti possa portare al rimpatrio forzato con il conseguente pericolo di morte; di invitare le imprese lombarde, attraverso le loro associazioni di categoria, a rispettare l’embargo non intrattenendo, anche indirettamente, rapporti economici e commerciali che possano favorire il regime iraniano.
Sostegno al popolo in rivolta anche da parte del Pd cittadino: “Guardiamo a quanto sta accadendo con profonda solidarietà e ammirazione per chi sfida la brutale repressione del regime iraniano – afferma il segretario Roberto Galletti -. Siamo molto preoccupati per arresti, violenze e attacchi ai manifestanti; condanniamo le numerose uccisioni già documentate e il blocco di Internet, imposto per nascondere al mondo i propri crimini: un segno della profonda crisi del regime.
Chiediamo che l’Europa e la comunità internazionale trasformino la solidarietà in azioni concrete, con la massima pressione diplomatica e il dialogo con i Paesi vicini, per interrompere ogni forma di sostegno a un regime responsabile di gravissime violazioni dei diritti umani. Come Partito Democratico di Cremona esprimiamo il nostro pieno sostegno alle proteste del popolo iraniano e alla sua legittima aspirazione alla libertà”.
Giuliana Biagi