Sfratto disabili da casa Aler
Le risposte del Comune
L'assessora Della Giovanna chiarisce la mancanza di segnalazioni sulla fragilità di un nucleo familiare disabile, causando un intervento tardivo dopo lo sfratto.
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Nessuna segnalazione preventiva sulla condizione di fragilità del nucleo familiare e, di conseguenza, nessun intervento possibile prima dell’esecuzione dello sfratto: questo quanto emerge dalla risposta fornita dall’assessora alle Politiche Sociali e Fragilità del Comune di Cremona, Marina Della Giovanna, all’interrogazione scritta presentata dai consiglieri comunali Alessandro Portesani, Cristiano Beltrami, Jane Alquati e Andrea Carassai, che avevano sollevato il caso di uno sfratto dalle case Aler eseguito nei confronti di una persona con disabilità.
Nella risposta l’assessora ricostruisce in modo puntuale la sequenza delle comunicazioni intercorse tra Aler e il Settore Politiche Sociali del Comune di Cremona. In particolare, “risultano pervenute due Pec, entrambe a firma della referente dell’Ufficio Recupero Crediti Locativi e Decadenze di Aler” ha chiarito l’assessore: la prima il 24 ottobre 2025, con la programmazione degli interventi per il mese di novembre, e la seconda il 21 novembre 2025, con il promemoria dell’esecuzione fissata per il 27 novembre.
In entrambe le comunicazioni, sottolinea ancora Della Giovanna, “il nominativo dell’inquilino era accompagnato dalla dicitura “si esegue”, ma senza alcun riferimento alla presenza di condizioni di disabilità o vulnerabilità sociale”.
Le stesse informazioni “sono state trasmesse anche via mail, con contenuti identici, e non vi è stata alcuna interlocuzione informale successiva tra Aler e i servizi sociali comunali sul caso specifico”. Proprio l’assenza di segnalazioni sulla fragilità del nucleo ha fatto sì che l’attivazione del servizio sociale avvenisse solo dopo l’esecuzione dello sfratto, a seguito di una richiesta diretta delle persone coinvolte.
L’assessora chiarisce inoltre che “le valutazioni effettuate e le soluzioni proposte rientrano nell’ambito del servizio sociale professionale e non possono essere divulgate per ragioni di riservatezza”. Si tratta, comunque, “di soluzioni temporanee, finalizzate a garantire i bisogni primari, dal momento che la normativa regionale preclude ai nuclei colpiti da provvedimenti di decadenza l’accesso sia ai servizi abitativi pubblici tramite bando, sia a quelli transitori, se non in casi di urgenza ben definiti”.
Nella risposta viene anche spiegato perché il Comune non abbia richiesto ad Aler un confronto prima dell’esecuzione: “le informazioni trasmesse dall’ente gestore contenevano esclusivamente dati anagrafici e non facevano emergere la necessità di un’azione di tutela da parte dei servizi sociali” si legge.
Della Giovanna ricorda come nel corso degli anni “siano stati tentati più volte tavoli periodici di confronto con Aler, senza però riuscire a garantire una continuità stabile, pur in presenza di contatti frequenti tra gli uffici, spesso proprio per valutare interventi a favore di nuclei fragili”.
Alla luce di quanto accaduto, l’assessora annuncia infine di aver “chiesto un incontro alla direzione di Aler”, con l’obiettivo di “migliorare le modalità di comunicazione” e “chiarire meglio le rispettive responsabilità nella gestione delle situazioni a rischio di perdita dell’alloggio”. Un confronto che, nelle intenzioni dell’amministrazione, dovrebbe partire dalla fase preventiva di monitoraggio e accompagnare tutto il percorso, fino all’eventuale esecuzione dello sfratto, affinché le fragilità sociali vengano intercettate per tempo e non emergano solo a posteriori.