Cronaca

Maltrattamenti reiterati sui due figli minori: condannati padre e matrigna

Vittime, una giovane di 16 anni e il fratello di 13. Per loro, disposto un risarcimento di 10.000 euro ciascuno. Per ciascuno dei due imputati, il pm aveva chiesto tre anni

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Per il reato di maltrattamenti nei confronti dei figli, i giudici hanno condannato una coppia di tunisini residenti a Cremona. Per il padre, pena di quattro anni e due mesi, mentre per la sua seconda moglie, tre anni e sei mesi. Per ciascuno dei due imputati, il pm aveva chiesto la condanna a tre anni.

Vittime, una giovane di 16 anni e il fratello di 13, figli avuti dall’imputato con la sua ex compagna. Padre e matrigna sono stati ritenuti colpevoli di averli reiteratamente maltrattati in seguito a frequenti accessi d’ira. In particolare, in molteplici occasioni avevano alzato le mani su entrambi, colpendoli con calci, pugni, schiaffi, usando talvolta anche oggetti come la doga di un letto.

Per i due minori è stato disposto un risarcimento di 10.000 euro ciascuno.

Nel febbraio del 2022, per futili motivi, il ragazzo era stato colpito a sberle, graffiato al braccio e colpito con un bastone. La sorella, intervenuta per difenderlo, era stata a sua volta picchiata. I due imputati avevano inoltre ricattato ripetutamente i figli, dicendo loro che non avrebbero più potuto frequentare la scuola e che sarebbero stati rimandati in Tunisia se non si fossero comportati come richiesto o se avessero raccontato ad altri cosa succedeva in casa.

In un paio di occasioni la matrigna aveva picchiato il maschietto, una volta brandendo un coltello e minacciandolo di ucciderlo, mentre il padre aveva minacciato la figlia, mettendole un coltello all’altezza della gola e dicendole: “Ti uccido”, pretendendo che si occupasse delle faccende domestiche, malgrado avesse iniziato a frequentare un istituto scolastico.

Il padre, a Cremona dal 1998, aveva accolto i figli al loro arrivo dalla Tunisia nel 2001. Vivevano con la madre che li trattava male e li picchiava. Sia l’uomo che la sua attuale compagna si erano difesi con forza, negando ogni accusa. “Io amo i miei figli”, aveva detto l’imputato, che aveva sostenuto di non aver mai alzato le mani su di loro. “Si sono inventati tutto. I miei figli mi hanno detto che non stavano bene con la mamma in Tunisia e io ho chiesto l’affidamento. La mia attuale moglie li ha aiutati. I ragazzi stavano bene con lei, tranne la femmina che non l’aveva accettata”.

“Come mai, allora, queste bugie?”, aveva chiesto il pm. A provare a dare una spiegazione era stato il terzo fratello, il primogenito, sentito in aula. “In Tunisia è stato traumatico, la mamma ci picchiava tutti. Evidentemente i miei fratelli hanno sfogato la loro rabbia qui in Italia per quello che hanno passato in Tunisia”.

In aula aveva parlato anche l’assistente sociale che si era occupata della famiglia dalla primavera 2023 ad aprile del 2024. “Di maltrattamenti in Italia la ragazzina non ha parlato, ma chiedeva di non incontrare il papà con la matrigna. Le relazioni sono state sempre positive, la coppia ha sempre collaborato, le condizioni igienico-abitative sono risultate adeguate”.

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