Venerdì Santo, il vescovo in Cattedrale: "Quest'anno la Sacra Spina pesa un po' di più"
Le guerre, la tragedia di Crans Montana. L'augurio di monsignor Napolioni nella sua omelia in Duomo: "Riscopriamo il valore dell’incontro con l’altro"
Come ogni anno, anche in questo Venerdì Santo le vie del centro storico di Cremona sono tornate a essere percorse in preghiera dai fedeli cremonesi che, guidati dal vescovo Antonio Napolioni, hanno partecipato alla tradizionale processione della Sacra Spina, la reliquia donata da Papa Gregorio XIV, già vescovo di Cremona, al Capitolo della Cattedrale nel 1591.
I fedeli, ascoltando le stazioni della Via Crucis, hanno ripercorso simbolicamente gli ultimi momenti della vita di Gesù Cristo, dalla condanna a morte, fino alla deposizione nel sepolcro, seguendo il percorso per le strade del centro di Cremona: piazza del Comune, largo Boccaccino, via Mercatello, corso Mazzini, piazza Roma, corso Cavour, via Verdi, piazza Stradivari, via Baldesio, e ritorno in piazza del Comune.
Oltre alle autorità locali, con a capo il sindaco Andrea Virgilio, hanno preso parte al corteo i rappresentanti delle istituzioni civili e delle forze dell’ordine e i sacerdoti della città e del Capitolo della Cattedrale.
“Quest’anno la Spina pesa un pò di più“, ha esordito il vescovo durante la sua riflessione in Duomo. Il riferimento è alle guerre, alle tragedie del nostro tempo e anche alle giovanissime vittime morte nel rogo di Crans Montana. “Davanti a questa reliquia la nostra città si ferma, con la speranza che anche tutte le altre città del mondo, che sono in guerra, riscoprano il valore dell’incontro con l’altro“, è stato l’augurio di monsignor Napolioni.
Il vescovo ha sottolineato il ruolo delle spine della vita di ogni cristiano. “A volte pensiamo che sia importante togliere le spine che ci infastidiscono, ma l’esempio di Francesco, il Santo di Assisi che ha contemplato e vissuto le stimmate ci ricorda l’importanza di lasciarle incarnire. San Francesco ha compreso l’importanza di serbare nel cuore due sentimenti che sembrerebbero non poter stare insieme: felicità e tristezza, croce e gloria, sentimenti apparentemente incompatibili, Gesù ce li consegna strettamente uniti in queste ore di passione morte e risurrezione“.
“Proprio in questo stato di preoccupazione e totale incertezza in cui tutti noi possiamo specchiarci”, ha detto ancora monsignor Napolioni, “i segni dei chiodi nelle mani e nei piedi, le ferite della carne, mostrano come tutta l’umanità di ciascuno di noi, ogni frammento, è carne del Signore, tempio di Dio e occasione d’amore”. Al termine dell’omelia, il vescovo ha impartito ai fedeli la benedizione con la Sacra Spina.