Da Cremona al Mozambico: il racconto del viaggio in Africa di Don Umberto Zanaboni
"E' servito per vedere se possiamo fare qualcosa, e noi possiamo fare tanto" ha detto il sacerdote, incaricato diocesano per la pastorale missionaria
Un tragitto di oltre 11 mila chilometri, un filo rosso che unisce Cremona al cuore dell’Africa nera nel segno della reciproca solidarietà.
Lo scorso 6 febbraio si è concluso il viaggio di una decina di giorni di Don Umberto Zanaboni, incaricato per la Pastorale missionaria per la Diocesi, in Mozambico.
Partito a fine gennaio insieme a due giovani capi scout, un cremonese nativo della parrocchia di Cristo Re e una lodigiana, Don Umberto è andato a far visita a Diego Pedrini, castelleonese che da oltre un anno dà il suo contributo nella diocesi di Tete. Per il gruppo cremonese un’occasione per toccare con mano non solo terre lontane, ma un mondo complesso e differente.
“In accordo con il Vescovo Antonio – ci racconta don Umberto -, tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 ho avuto l’incarico di visitare gli ultimi nostri missionari in terre lontane. A fine novembre, con il Vescovo, siamo stati a Salvador de Bahia e adesso è stato il momento del Mozambico”.
“Diego sta svolgendo un lavoro meraviglioso – spiega il sacerdote -: è un capo scout, laureato in scienze agrarie; ora sta svolgendo il lavoro di idraulico, insomma è capace di fare tutto. Là nella diocesi di Tete ha rimesso in piedi due missioni che da tanti anni erano abbandonate”.
“In Mozambico – aggiunge – abbiamo trovato una situazione di grande povertà: persone che ancora vivono nei villaggi, nelle capanne, in una povertà estrema. Alcuni villaggi, poi, non hanno la possibilità di un pozzo e gli abitanti, quindi, sono costretti ad andare a prendere acqua al fiume. Buona parte di questa diocesi, infatti, è sulle sponde del fiume Zambesi, il quarto più grande al mondo”.
Ad accogliere Don Umberto e i suoi, insieme ai padri missionari della Consolata di Torino, in tanti, grandi e bambini, che hanno voluto regalare e offrire loro quel poco che avevano. In primis, tanta allegria.
“Lì ogni donna ha almeno sei bambini – sottolinea il Don -, sono tantissimi. Piccoli che, quando vedevano arrivare insieme ai missionari, facevano grande festa. Il Mozambico è un’ex colonia portoghese, anche se la popolazione parla il dialetto locale, il Chewa; ci chiamavano gli ‘asungu’, i ‘bianchi’. Siamo stati accolti dai canti, da tanta gioia da parte loro”.
All’arrivo in terra d’Africa la delegazione ha trascorso cinque giorni dal Vescovo della diocesi di Tete, di nazionalità portoghese; da lì, poi, è partito un viaggio lungo 500 chilometri, a 20 all’ora su un pick-up, tra le strade malandate del Mozambico fino allo Zambia. Un viaggio utile per capire come anche la diocesi di Cremona possa essere d’aiuto.

“Questi giorni sono serviti per vedere se abbiamo la possibilità di fare qualcosa – spiega – , e noi possiamo fare tanto; prima di tutto condividendo. Poi per persone che desiderano dare una svolta alla loro vita o fare qualcosa per gli altri, lì c’è un grandissimo margine di lavoro”.
“Un lavoro che vorrei descrivere con tre macro tematiche – prosegue -. C’è, innanzitutto, il tema medico: lì infatti ci sono enormi problemi sanitari, gli ospedali sono lontanissimi; è ancora molto usata la medicina tradizionale, si muore ancora per infezioni intestinali causate da batteri presenti nell’acqua, senza contare la malaria. Chi è medico, chi ha un lavoro paramedico, potrebbe mettersi a disposizione per dei progetti meravigliosi nei villaggi”.
“Un secondo progetto potrebbe essere di carattere scolastico, culturale – aggiunge Don Umberto -. Naturalmente bisogna sapere il portoghese e insegnare ai bambini, ai minori a leggere, a scrivere. Infine, ci potrebbe essere un progetto ludico, per aiutare tutti questi bambini attraverso il gioco, lo sport e dare loro qualcosa di bello; trasmettere l’amicizia, l’unione, la bellezza del fare gruppo”.
Un’idea quindi aperta a chi la Diocesi la frequenta, ma non solo.
“Mi piace pensare che questo progetto possa essere rivolto – conclude Don Zanaboni – a quelle persone che vogliano amare il prossimo, donarsi per l’amore per l’altro. Dio è presente nell’altro, e quindi questo invito è rivolto a tutti. Questa è un’occasione meravigliosa; è un’occasione che può trasformare la vita”.