Cronaca

"Da braccia a persone", in Seminario incontro diocesano con il mondo politico e sociale

Dopo l'introduzione del vescovo Antonio Napolioni, il tema è stato approfondito dalla professoressa Milena Santerini dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

Il servizio di CR1
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Come già avvenuto negli scorsi anni, l’Ufficio diocesano di Pastorale sociale e del lavoro ha organizzato nella Sala Cristo Re del Seminario vescovile un momento di riflessione e confronto rivolto a quanti sono impegnati in campo politico, amministrativo, economico e lavorativo, sociale e del volontariato. Titolo dell’incontro: “Da braccia a persone. Integrazione e dialogo interculturale nei nostri territori”.

“Con l’incontro di quest’anno scendiamo in qualcosa di molto più concreto rispetto all’anno scorso, toccando un tema che ci tocca tutti, quello delle interrelazioni, della presenza di realtà di culture diverse sul nostro territorio – ha spiegato Eugenio Bignardi, incaricato diocesano per Pastorale sociale e del lavoro -. Queste presenze sono un vantaggio o sono uno svantaggio? Sono un beneficio o sono un maleficio per il nostro territorio? Il dialogo che abbiamo avviato e che continuiamo ad approfondire con le persone impegnate in politica e nel sociale ci aiuta a metterci in ascolto. Vale per noi come realtà ecclesiale, ma anche per le istituzioni. Ci si mette in ascolto delle esigenze l’uno dell’altro”.

E’ stato il vescovo Antonio Napolioni a introdurre l’incontro. Poi il tema è stato approfondito dalla professoressa Milena Santerini, direttrice del Centro di ricerca sulle relazioni interculturali, già ordinaria di Pedagogia generale all’Università Cattolica del Sacro Cuore, ma anche vicepresidente della Fondazione memoriale della Shoah di Milano.

“E’ molto importante che ci si interroghi insieme, mondo politico, mondo sociale, volontariato, Chiesa, su un tema così importante come quello dell’immigrazione – ha detto la professoressa Milena Santerini dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano -. Non è un tema solo di sicurezza o di paura, ma è il nostro futuro, perché riguarda i ragazzi, i giovani, ma anche uomini, donne e famiglie che fanno parte della nostra società. Dire integrazione ormai oggi è dire sicurezza”.

E’ poi andato in scena un momento di dialogo tra i partecipanti, con lo scopo di confrontarsi su idee, difficoltà, proposte di condivisione tra la comunità ecclesiale e chi opera nella società alla ricerca del bene comune. A un primo momento suddiviso a piccoli gruppi, ha fatto seguito la ripresa dell’assemblea con la condivisione di quanto emerso e l’indicazione di alcune prospettive.

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