Cultura e spettacoli

Monteverdi Festival 2026, vendita dei biglietti dal 21 marzo

Dal 7 al 21 giugno, Cremona ospita la nuova edizione del Festival, con opere, concerti e star come Cecilia Bartoli. Un programma che celebra il potere femminile

Cecilia Bartoli (Ph: Fabrice Demessence)
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Figure femminili potenti, complesse, capaci di determinare il corso della storia: da qui prende forma il Monteverdi Festival 2026, a Cremona – città natale di Claudio Monteverdi, riconosciuto come l’inventore dell’opera lirica – dal 7 al 21 giugno, anticipato da un concerto di gala con la star internazionale del canto Cecilia Bartoli il 28 maggio. I biglietti saranno in vendita dal 21 marzo.

Nel segno del tema Cantami, o Diva!, la 43ª edizione ha in cartellone quattro titoli d’opera: L’incoronazione di Poppea di Claudio Monteverdi, Le nozze di Teti e Peleo di Francesco Cavalli – proposta per la prima volta in epoca moderna in occasione dei 350 anni dalla morte del compositore allievo di Monteverdi –, Dido and Æneas di Henry Purcell e Teodora Imperatrice di Mauro Montalbetti, nuova commissione del Monteverdi Festival.

Un programma, con più di 30 appuntamenti, che conferma Cremona come uno dei poli europei dedicati alla musica barocca e al teatro musicale.

Il percorso del Festival viene anticipato da uno speciale appuntamento: il concerto di gala di Cecilia Bartoli, giovedì 28 maggio al Teatro Ponchielli, insieme a Les Musiciens du Prince diretti da Gianluca Capuano. Per il terzo anno consecutivo, il Monteverdi Festival accoglie una delle più grandi interpreti del nostro tempo, in uno dei suoi rari appuntamenti italiani, sottolineando la vocazione internazionale della manifestazione.

Capolavoro del teatro musicale di Monteverdi, L’incoronazione di Poppea è la produzione centrale del Festival 2026. Opera di sconvolgente modernità, mette in scena un mondo governato dal desiderio, affidando a una protagonista femminile complessa e spregiudicata il racconto del potere. In programma al Teatro Ponchielli sabato 13 e sabato 20 giugno, la nuova messinscena è firmata dal regista in residenza Roberto Catalano, già apprezzato per il suo Polittico monteverdiano nel 2024 e coinvolto anche per il Ballo in Maschera nella stagione autunnale del Teatro Ponchielli. Paul Agnew dirige Les Arts Florissants, storica formazione fondata da William Christie. Protagonisti Benedetta Torre (Poppea) e Maayan Licht (Nerone).

Seconda nuova produzione è Le nozze di Teti e Peleo di Francesco Cavalli: proposta in prima rappresentazione mondiale in epoca moderna, celebra i 350 anni dalla morte del compositore, pupillo di Monteverdi. Il progetto è curato da Antonio Greco, Direttore in residenza del Monteverdi Festival, con l’ensemble Cremona Antiqua. Con protagonisti due vincitori della Cavalli Monteverdi Competition 2025, Valentina Ferrarese e Ferran Albrich, il Festival coinvolge interpreti under 35 insieme ad artisti già affermati, favorendo lo scambio intergenerazionale e il trasferimento di competenze. In scena venerdì 19 giugno e domenica 21 giugno, sempre al Teatro Ponchielli.

Con Dido and Æneas di Henry Purcell il Festival si sposta al Teatro Bibiena di Mantova, includendo la regina cartaginese nel percorso dedicato alle “Dive”. Capolavoro dell’opera inglese, il dramma di Didone amplia lo sguardo del Festival oltre i confini del barocco italiano. L’esecuzione, in programma giovedì 18 giugno, è affidata a Michele Pasotti e all’ensemble La Fonte Musica, con Lucia Mancini (Didone), Mauro Borgioni (Enea), Anna Piroli (Seconda donna) e Margherita Maria Sala (Maga) nel cast.

Completa l’ampia proposta operistica di questa edizione Teodora Imperatrice. Opera in forma di mosaico. Composta per organico di strumenti antichi da Mauro Montalbetti, rappresenta una novità assoluta per il Monteverdi Festival: una nuova commissione che segna un passo ulteriore nel dialogo tra tradizione e contemporaneità, ispirata alla figura storica dell’imperatrice Teodora, che conquista la propria regalità emancipandosi da un’infanzia disperata.

Con Antonio Greco sul podio dell’ensemble Cremona Antiqua, ha la drammaturgia e la regia di Barbara Roganti e Roberta Mameli nel ruolo del titolo. In scena domenica 14 giugno alla Chiesa di Sant’Agostino.

Tra i grandi appuntamenti musicali, sono dedicati alla musica sacra il Vespro della Beata Vergine di Monteverdi, concerto inaugurale di domenica 7 giugno alla Chiesa di Sant’Agostino, affidato alla Cappella Mediterranea diretta da Leonardo García-Alarcón, e il concerto Da Legrenzi ad Händel. Visioni del Sacro nel barocco europeo, nel quarto centenario della nascita del compositore bergamasco Giovanni Legrenzi, che racconta la diffusione dello stile veneziano in Europa attraverso l’interpretazione di Antonio Greco e Cremona Antiqua, giovedì 18 giugno alla Chiesa di San Michele.

Il Festival ospita inoltre Dowland 400, in occasione dei quattrocento anni dalla morte di John Dowland, con il tenore Ian Bostridge, interprete di riferimento del repertorio barocco inglese (giovedì 11 giugno all’Auditorium Arvedi del Museo del Violino) e un concerto che offre un ulteriore approfondimento sul tema della vocalità femminile nel Barocco con protagonista il soprano Carmela Remigio, venerdì 12 giugno.

A suggellare il percorso artistico della 43ª edizione sarà il gala conclusivo affidato a Carlo Vistoli, tra i più acclamati controtenori della scena internazionale, protagonista – insieme all’ensemble Sezione Aurea diretto da Filippo Pantieri – domenica 21 giugno 2026 al Teatro Ponchielli.

Un ruolo centrale è assegnato anche al madrigale, con il percorso Madrigali Diffusi, che attraversa cortili e palazzi storici della città venerdì 12, sabato 13 e domenica 14 giugno, in collaborazione con il Festival Orfeo Week di Lodi, a cura di Raffaele Pe e il suo ensemble La Lira di Orfeo. Inoltre, tra i progetti artistici originali, Recitar cantando propone una drammaturgia inedita firmata da Maria Paola Viano, che intreccia madrigali monteverdiani in un racconto scenico affidato ai giovani interpreti della Monteverdi Academy, venerdì 19 giugno.

Un insieme di iniziative che restituisce l’immagine di un Festival che si diffonde nei cortili storici, nelle chiese, nei musei, nei luoghi della vita quotidiana, fino ad estendersi a Mantova, trasformandosi in un’esperienza urbana e territoriale che coinvolge l’intera comunità.

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