Gino Paoli, dall’aneddoto di Mogol al ricordo di Fazio: “Le sue canzoni sono quadri”
(Adnkronos) –
Gino Paoli, tra i più importanti esponenti della musica leggera italiana, è morto oggi all’età di 91 anni. Dai colleghi artisti, come Mogol, al mondo della politica, in tanti stanno ricordando con dichiarazioni e messaggi sui social il cantautore.
“Mi dispiace immensamente. Era un caro amico, molto, molto caro. È stato un grandissimo autore e compositore. A parte la sua bravura come interprete, vorrei che fosse ricordato soprattutto come un autore e compositore di primo piano”. Con voce rotta dalla commozione, Giulio Rapetti in arte Mogol risponde così all’Adnkronos commentando a caldo la morte di Gino Paoli. “Negli ultimi tempi era un po’ depresso – rivela – Io l’ho sentito, ho cercato di incoraggiarlo, ma era molto giù. Lo ricordo come un caro amico e un grande artista”.
Mogol è legato a Gino Paoli anche da un aneddoto che ha fatto la storia della musica italiana, e che riguarda il celebre brano ‘Il cielo in una stanza’. “Dato che era un mio caro amico, presi questo brano capolavoro che lui scrisse, che contiene versi indimenticabili come ‘il cielo non ha più pareti ma alberi’, e lo feci sentire a Mina. Avevo capito che era un pezzo meraviglioso, lei lo ascoltò e le piacque molto. Io non ho fatto nulla – si schermisce Mogol – se non far ascoltare a lei la canzone. E così, abbiamo avuto la fortuna di questo bellissimo brano di Gino cantato da una voce come quella di Mina”.
“Un gigante, un poeta. Un vero poeta. Ma anche un pittore. Le sue canzoni sono quadri. Lui è nato come pittore”. Sono le prime parole che Fabio Fazio, commosso, dedica al ricordo di Gino Paoli, parlando con l’Adnkronos.
Il conduttore, il 29 ottobre 2023, ospitò a ‘Che Tempo Che Fa’ una delle ultime interviste televisive del cantautore, quella indimenticabile che lo vide ospite insieme a Ornella Vanoni: “E’ un ricordo bellissimo di due straordinari artisti liberi e unici”, dice. Poi su X aggiunge: “E’ stato un poeta grandissimo. Con le sue canzoni dipingeva. Con la sua arte ha costruito un immaginario che è dentro ciascuno di noi. Solo la forza della Poesia può tanto. E così sappiamo che l’estate sa di sale e che un soffitto viola può lasciare il posto al cielo”.
“A quell’età ogni giorno è un regalo, penso che nell’ultimo periodo lo sentisse, nelle ultime uscite era più incazzato, voleva sfidare la morte, un po’ come tutti”, così all’Adnkronos il cantautore genovese Francesco Baccini, commentando la morte del collega Gino Paoli.
Baccini ricorda Paoli quando, nel 2004, in occasione del settantessimo compleanno, organizzò un concerto a Genova, al quale invitò, tra gli altri, lo stesso Baccini, Vittorio De Scalzi e Bruno Lauzi. “Gino non sapeva se Lauzi, che era malato di Parkinson, sarebbe arrivato, non lo aveva mai visto in quelle condizioni. Mentre Gino cantava, Lauzi si materializzò alle sue spalle e cominciò a cantare, ma quando lo ha visto per la prima volta, con il Parkinson in fase avanzata, Gino scoppiò a piangere come un bambino e scappò via dal palco senza finire la canzone. Questa cosa mi aveva colpito molto, si capiva che tra i due c’era una profonda amicizia”.
Paoli, ricorda Baccini, ha avuto un ruolo fondamentale in “quella che erroneamente è stata chiamata ‘Scuola genovese’, erano un gruppo di amici che avevano scoperto una musica nuova che veniva da fuori, arrivava dall’influenza americana di Bob Dylan e da quella francese di George Brassens, loro l’hanno riportata in italiano creando un nuovo modo di scrivere le canzoni”. “Ai genovesi – prosegue – si aggiunsero anche i milanesi, come Giorgio Gaber, ma i genovesi furono i primi, hanno cambiato il modo di scrivere le canzoni, facendo capire che il testo è una parte fondamentale, cosa che all’epoca non si pensava”.
Tra i primi post su X quello del vice premier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. “Ci lascia Gino Paoli. Un pezzo enorme della nostra cultura popolare, capace di trasformare la vita quotidiana in poesia e melodia. Le sue canzoni, con parole semplici e vere, hanno accompagnato intere generazioni. Le mie condoglianze alla sua famiglia e a tutti coloro che gli hanno voluto bene”, scrive.
Un pensiero anche da Matteo Salvini. “Addio grandissimo Gino”, scrive il vicepremier postando una foto del cantante.
La sindaca di Genova Silvia Salis ha commentato: “Oggi ci ha lasciati uno tra i più grandi cantautori italiani e tra i principali esponenti della scuola genovese. Con la scomparsa di Gino Paoli perdiamo una voce unica, capace di raccontare con straordinaria sensibilità l’animo umano e il suo tempo. Autore raffinato e dalla voce inconfondibile, ha segnato profondamente la musica italiana e il patrimonio culturale della nostra città dagli anni Sessanta in poi”. “Le sue canzoni, la sua poesia intrisa di malinconia – prosegue -, hanno contribuito a rinnovare profondamente la canzone d’autore italiana e a ispirare generazioni di musicisti. A nome mio, della giunta e dell’amministrazione comunale, esprimo il più profondo cordoglio alla famiglia, agli amici e a tutti coloro che gli hanno voluto bene. Il suo ricordo e la sua arte resteranno con noi per sempre, senza fine”.
Il presidente della Toscana, Eugenio Giani, ricorda Gino Paoli come “uno dei grandi della musica italiana, autore di canzoni che hanno attraversato generazioni e raccontato emozioni senza tempo”. “Con la sua voce – scrive sui social – e le sue parole ha lasciato un segno profondo nella cultura del nostro Paese. Un pensiero di cordoglio alla sua famiglia e a chi gli ha voluto bene”.