Sferra calci sulla pancia della compagna e le rompe una falange: è stalking
Non più maltrattamenti, ma stalking: reato riqualificato e condanna a 2 anni e 2 mesi per l'imputato, che aveva causato alla ex anche la rottura del timpano
Processato con il rito abbreviato, un 29enne marocchino è stato condannato dal giudice per l’udienza preliminare ad una pena di due anni e due mesi di reclusione per stalking. Il reato è stato riqualificato rispetto alle accuse originarie di maltrattamenti e lesioni aggravate. Il pm aveva chiesto un anno e otto mesi. A pena espiata, sarà espulso.
L’uomo era assistito dall’avvocato Santo Maugeri, mentre la vittima, una 45enne cecoslovacca residente a Cremona con la quale l’imputato aveva una relazione affettiva, era parte civile attraverso l’avvocato Alessandro Zontini. Come risarcimento, è stata disposta una provvisionale di 3.000 euro.

Per questi fatti, accaduti a Cremona nei mesi di settembre e ottobre 2025, il marocchino si trova in carcere. I due si erano conosciuti al Famila di Cremona e avevano cominciato a frequentarsi. Poi, però, lui era diventato violento. Il 29enne aveva ingiuriato, minacciato di morte e percosso la vittima abitualmente, colpendola con schiaffi e pugni ogni volta che lei cercava di rispondergli. Tre le occasioni in cui l’aveva aggredita fisicamente:
nel settembre del 2025 l’aveva bloccata sul letto e l’aveva colpita ripetutamente al volto con pugni. Quando lei era riuscita a liberarsi dalla presa e a scappare, lui l’aveva seguita fino in strada; a metà ottobre, dopo averle bloccato le braccia con le proprie gambe, l’aveva picchiata con schiaffi e pugni al capo, mentre il 28 ottobre le era saltato addosso, bloccandole le braccia e colpendola con violenti pugni al volto e forti calci alla pancia.
Inoltre tutte le volte che la donna riusciva a divincolarsi e ad allontanarsi da lui, la raggiungeva, l’afferrava e continuava con le botte: schiaffi, calci e pugni su tutte le parti del corpo, bloccandole le dita delle mani e cercando di spezzargliele, ignorando le ripetute richieste di aiuto della compagna.

Aveva anche preso un coltello da cucina e glielo aveva puntato contro, minacciandola di morte: “Questa sera è finita per te, ti ammazzo”, le aveva detto, colpendo il tavolo con violenza tale da spezzare la lama del coltello. Le violenze fisiche erano andate avanti senza sosta fino all’arrivo delle forze dell’ordine, chiamate da una vicina di casa che aveva sentito le urla e le richieste di aiuto della vittima.
Le botte avevano provocato alla donna la rottura della membrana timpanica e un distacco della falange intermedia del secondo dito della mano sinistra, lesioni giudicate guaribili in 20 giorni.