Scuola e Università

La violenza sulle donne svelata nell’arte: all'Aselli un viaggio educativo

Nelle conferenze di Gianfranco Agnoli gli studenti hanno analizzato opere iconiche di tutte le epoche nelle quali si rivelano sopraffazione e riscatto dietro l'estetica dell'arte

Il ratto delle Sabine di Jacques-Louis David
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Non un singolo incontro, ma un itinerario di riflessione profonda che ha attraversato i mesi di febbraio e marzo, coinvolgendo generazioni diverse di studenti in un esercizio di decodifica del visibile.

La conferenza “Quella violenza svelata nell’arte”, curata dal professor Giancarlo Agnoli docente di Disegno e Storia dell’Arte del Liceo “G. Aselli”, si inserisce tra le proposte che il Liceo, in qualità di capofila della rete “A scuola contro la violenza sulle donne” per la provincia di Cremona, ha offerto alle scuole aderenti con un obiettivo ben chiaro: declinare l’analisi delle arti figurative come uno strumento di educazione civica, non solo riservato agli studenti liceali, ma anche esteso alle scuole secondarie di I grado del territorio.

Il dialogo è iniziato il 10 febbraio con una sessione online dedicata agli studenti delle scuole medie di Trescore Cremasco e Vailate, per poi essere replicato il 26 febbraio per gli studenti del Liceo “G. Aselli” e il 19 marzo per gli alunni della scuola media “Anna Frank”.

Negli appuntamenti dedicati ai più giovani, il Professor Agnoli ha lavorato sulla decodifica dell’immagine classica, svelando come la mitologia abbia spesso mascherato la prevaricazione attraverso l’estetica. Opere iconiche come il Ratto di Proserpina di Bernini o le Danae di Correggio e Klimt sono state rilette per ciò che mostrano realmente, ovvero non corteggiamenti divini ma atti di sottomissione fisica trasfigurati dal pennello e dallo scalpello.

Dalla maestosità del marmo barocco alle figure della Villa dei Misteri, l’arte del passato è stata analizzata come una maschera del potere che per secoli ha trasformato il predatore in eroe e la vittima in un mero oggetto del desiderio.

Anche nel Giuramento degli Orazi di David, la violenza emerge sottotraccia nella marginalizzazione del dolore femminile, mentre nel Ratto delle Sabine la brutalità viene normalizzata e resa funzionale alla nascita di una civiltà.

Il percorso comune a tutti gli studenti ha poi toccato la realtà domestica e psicologica tra Ottocento e Novecento, dove la violenza abbandona l’Olimpo per farsi cronaca silenziosa. Nelle visioni di Francisco Goya dedicate al Sabba, la donna viene demonizzata e trasformata in strega per esorcizzare la paura
maschile, mentre in Edvard Munch e nel suo Vampiro la figura femminile diventa una creatura pericolosa che riflette l’ansia di un’intera epoca di fronte al cambiamento sociale e all’emancipazione.

Il riscatto è passato però per la voce potente di Artemisia Gentileschi, la cui Giuditta rappresenta il manifesto pittorico di una reazione vitale al trauma subito, e per la tragica dignità di Beatrice Cenci nel ritratto attribuito a Guido Reni, icona di una vittima che diventa martire agli occhi del mondo.

Dalle testimonianze antiche alla forza d’urto delle performance contemporanee di Mendieta e Abramović, il messaggio dell’“Aselli” è chiaro: educare lo sguardo significa prevenire la violenza. Un percorso che, differenziando i contenuti per età ma mantenendo fermo l’obiettivo civile, ha trasformato la storia dell’arte in una lezione di autentica consapevolezza.

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