Cronaca

"Lui era dappertutto": lo stalker della ex fidanzata colleziona tre condanne

Stalking, percosse, minacce e violazione del divieto di avvicinamento alla vittima, barista in un locale. Imputato, un commerciante cremonese di 38 anni

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Oggi è stato condannato a sei mesi, in continuazione con l’altra condanna a un anno e sei mesi che gli era già stata inflitta nel giugno del 2024, sempre per stalking alla ex fidanzata. L’uomo, che ha affrontato un terzo processo, è stato poi ritenuto colpevole anche di non aver rispettato il divieto di avvicinamento alla sua ex, barista in un locale cremonese.

Le condanne per stalking nei confronti dell’imputato, un commerciante cremonese di 38 anni, riguardano due periodi diversi: per fatti accaduti prima del 2020, anno della fine della relazione, troncata dalla donna; e nell’arco di tempo compreso tra la seconda metà del 2019 e lo stesso periodo del 2021. L’uomo doveva anche rispondere di percosse e minacce.

Il 38enne era assistito dall’avvocato Vittorio Patrini, mentre la vittima era parte civile attraverso il legale Laura Facchetti. Per l’accusa, lui l’aveva terrorizzata facendole vedere un video in cui una mano caricava una pistola con dei proiettili, la chiamava tutti i giorni, anche di notte, il telefono che suonava ogni cinque minutipersino quando lei era in caserma per sporgere denuncia contro di luiLa pedinava ovunque, sia a casa che al lavoro, l’aveva strattonata più volte, facendole lividi sulle braccia, e aveva spedito alla madre di lei una lettera con insulti e frasi shock.

L’avvocato Patrini

Dell’incubo vissuto aveva parlato in aula la stessa presunta vittima: “Quelle continue chiamate arrivavano tutti i giorni, sia sul cellulare che a casa. Sul mio telefonino a volte appariva il suo numero, in altre c’era scritto privato. Tutte telefonate mute, anche la notte. Ho bloccato tutti i contatti, compresi i social. Anche lì, ingiurie e parolacce. Mi perseguitava e mi pressava affinchè tornassi con lui”. Al giudice, la giovane aveva spiegato di essere stata costretta a cambiare le sue abitudini: “Mi facevo accompagnare ovunque, perchè me lo trovavo dappertutto“.

In aula era stata sentita anche la testimonianza del titolare del bar dove la vittima lavora. “La seguiva nel locale”, aveva riferito il barista, “lui era sempre lì e io vedevo che lei era a disagio. Ho visto i lividi in varie parti del corpo, anche se lui era furbo e lasciava segni che non si vedevano all’esterno. Lei aveva paura, io stesso varie volte l’ho accompagnata a casa”.

L’avvocato Facchetti

Il barista aveva anche raccontato di essere intervenuto in soccorso della dipendente. “Una sera lei era venuta con la sua auto e io ho visto lui nascosto nel parcheggio. Mentre stavo tornando a casa ho visto che lui l’aveva tirata giù dall’auto e la stava portando in una stradina buia dietro una chiesa. Allora li ho seguiti, ho messo gli abbaglianti e lei è venuta subito a rifugiarsi nella mia auto sui sedili posteriori. Ho chiamato i carabinieri. Lei era terrorizzata”.

“Si presentava al bar dalle quattro alle sei volte al giorno“, aveva raccontato a sua volta una collega della vittima. “Si sedeva, ordinava un caffè e la seguiva con lo sguardo, cercando di avvicinarla e di parlarle. Lei si sentiva oppressa, era scossa: lui continuava a presentarsi nel locale o ad appostarsi fuori e spesso la seguiva, tanto che lei era costretta a farsi accompagnare”.

“Lui era insistente, minacciava tutti, seguiva mia figlia in strada, sul posto di lavoro, si presentava a casa nostra, in azienda, continuava a telefonare. Per tre mesi ho dovuto accompagnarla avanti e indietro perchè lei non voleva più uscire da sola”, aveva raccontato la mamma della ragazza. “Seguiva anche me, voleva parlare. Io ascoltavo, ma poi si arrabbiava, urlava, chiamava al telefono fisso di casa tutti i giorni, tanto che l’ho dovuto staccare. Una cosa allucinante.  Veniva a picchiarmi ai vetri di casa. Era dappertutto e ci tempestava“.

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