Cremona, una "Piccola Capitale Europea": riflessioni sul futuro della città
Esiste un momento esatto in cui una città diventa un progetto di vita. Per molti della mia generazione, molti coetanei, quel momento coincide spesso con un bivio: restare definitivamente o partire? O magari il momento di ritornare.
Noi siamo la generazione che ha vissuto la libertà di viaggiare come un diritto naturale, che si sente davvero europea tanto quanto cittadina di uno Stato. Siamo cresciuti in un mondo globalizzato che, più di ogni altro in passato, ci ha offerto la possibilità di scegliere la vita che volevamo, ovunque volessimo. Abbiamo visto le grandi capitali, abbiamo respirato culture diverse e abbiamo capito che i confini sono spesso solo linee sulla carta, tutto questo in circa 10-15 anni.
Oggi tramite social vediamo vecchi amici, compagni di scuola che hanno scelto altre vite: in altre città, in altri paesi, anche in altri continenti.
Proprio per questo, se scegliamo di restare o tornare a Cremona, non lo facciamo per rassegnazione, ma per una scelta consapevole, una scelta di vita. Possiamo portare quel respiro europeo qui, tra le nostre mura, trasformando Cremona in una città moderna, al passo coi tempi: una città viva, che può far parte in quella rete globale che abbiamo imparato a conoscere.
Dobbiamo essere orgogliosi della nostra città. Quando camminiamo per le nostre strade e incontriamo turisti che restano incantati, rimango io stesso colpito e penso che dovremmo guardare la nostra città con i loro occhi.
Dobbiamo smettere di raccontarci come una città dimenticata, in una provincia isolata. Non lo siamo, ma soprattutto non vogliamo esserlo!
In un periodo storico in cui la megalopoli stanno perdendo interesse perché troppo grandi, i piccoli centri ben serviti come Cremona diventano molto attrattivi. Cremona è un “gioiellino”, così la definiscono molti amici che vengono a visitarla. È una piccola cittadina a misura d’uomo, con tutti i servizi (ottimi servizi) ad un ora da Milano, una città dove vivere una vita tranquilla, dove poter costruire un futuro su misura.
Dobbiamo imparare ad essere orgogliosi della nostra città, raccontarla e farla conoscere sempre di più, perché la bellezza da sola non basta a contrastare l’inverno demografico e la “fuga dei cervelli”, grande problema della mia generazione (a cui la politica si sta quasi rassegnando).
CREMONA CITTA’ UNIVERSITARIA: LA NOSTRA OCCASIONE D’ORO
La vera sfida è culturale, immaginare una città diversa dal passato, una città aperta e inclusiva: dobbiamo intercettare i giovani che arrivano qui per studiare (o lavorare) e mostrare loro una Cremona “a misura di futuro”. Una città dove sia possibile non solo laurearsi, ma anche trovare un lavoro qualificato, fare impresa e, per chi lo desidera, costruire una famiglia.
Dobbiamo diventare una città che convince i giovani a restare: essere una città universitaria non significa solo aprire nuove facoltà o garantire sbocchi lavorativi d’eccellenza. La vera sfida si gioca fuori dalle aule, nella capacità di generare relazioni, offrire studentati accessibili e creare occasioni di incontro che facciano sentire i ragazzi parte di una comunità viva e accogliente.
Questo cambiamento culturale si scontra con la mentalità di questa città: il cambiamento qualunque esso sia spesso ai cremonesi fa paura (lo sappiamo). Ma la domanda che dobbiamo porci è: Come immagino la città tra 20 anni? Com’è la Cremona del 2040? Il futuro inizia oggi, anzi è già iniziato.
Da dieci anni a questa parte, Cremona sta cambiando pelle, e il merito principale va all’associazionismo e a quei giovani che hanno scelto di investire qui la propria creatività. Lo vediamo nel fiorire di eventi culturali e musicali e nel coraggio di giovani imprenditori che hanno scommesso sull’apertura di nuovi spazi di intrattenimento, come la recente discoteca gestita da giovani ragazzi cremonesi. È una scelta coraggiosa e ammirevole.
Il traguardo è ancora lontano: una vera città universitaria è quella che offre stimoli e divertimento ogni giorno, non solo nel fine settimana. Non siamo ancora arrivati a questo pieno compimento, ma la strada intrapresa è senza dubbio quella giusta. Dobbiamo alimentare questo fermento, perché è la vitalità delle serate e della vita sociale a convincere un giovane che Cremona non è solo un posto dove dare esami, ma un luogo che vale la pena scegliere.
Credo che la nostra città abbia tutte le carte in regola per essere una piccola capitale europea, dinamica e connessa, una città capace di dialogare con il mondo senza perdere la sua identità.
LA PARTECIPAZIONE NELL’ERA DIGITALE: DAI SOCIAL ALLA PIAZZA
Da giovane attore della “partecipazione attiva” e da cittadino che ama Cremona, sento invece il bisogno di dire che troppo spesso, nel tentativo di generare dibattito o di guadagnare visibilità, si scelgono la polemica e il contrasto anche dove non ci sono, finendo per dipingere una città che non corrisponde alla realtà che viviamo e che, soprattutto, non attira il futuro. Per questo scopo spesso vengono utilizzati i social, in modo improprio.
Questo modo di fare non costruisce nulla; la polarizzazione a tutti i costi serve solo ad allontanare ancora di più i cittadini dalla cosa pubblica, e specialmente allontana giovani.
I social sono strumenti comunicativi potentissimi, proprio come lo fu la televisione decenni fa; se usati male creano divisione, ma se usati bene possono essere il motore di una partecipazione nuova.
I giovani di oggi non sono apatici; sono “virtualmente dinamici”. La sfida della nuova politica è intercettarli lì dove sono, per portarli poi a un impegno fisico e concreto.
La politica non attrae i giovani perché oggi abituati ad avere risposte immediate, a qualunque richiesta. Invece la politica, o meglio amministrare, significa scontrarsi con una macchina pesante, ancora oggi pena zeppa di burocrazia: “tra il dire il fare c’è di mezzo il mare”. E spesso c’è un oceano. Perché tra l’idea e la sua realizzazione possono passare mesi o anni, questo non è facile da spiegare ai giovani e giovanissimi. Ma lo stesso valeva per me fino a qualche anno fa, non ho mai fatto politica, né mi interessava.
Poi è scattato qualcosa, il mio impegno è generato da un desiderio, questo immediatamente realizzabile: la voglia di conoscere, scoprire e soprattutto di stare insieme. L’ho fatto per 4 anni nel comitato di quartiere del Boschetto e con lo stesso spirito sto affrontando questa esperienza amministrativa.
Senza saperlo ho incontrato i valori del civismo e in Fare Nuova ho trovato una forza politica che sposa questi ideali: impegnarsi per il bene pubblico a prescindere, perché comunque vada, il percorso ci avrà dato qualcosa in termini di conoscenze, sentimenti, amicizie.
Fare Nuova da oltre 10 anni affronta tanti temi con questo approccio, qui ho incontrato tante persone volenterose e preparate,che mettono le proprie competenze a disposizione della città.
Se guardiamo la politica da questo punto di vista cambia tutto.
Cos’è per me la politica a livello locale? Partecipazione e senso di responsabilità. Se non lo faccio io in prima persona, non posso lamentarmi di come lo fanno altri.
A Cremona abbiamo un patrimonio immenso nell’associazionismo e nell’attivismo civico, ci sono ragazzi che fanno del prendersi cura degli altri una ragione di vita, in questi due anni di impegno politico-civico ne ho conosciuti diversi ed in loro ho trovato ispirazione e motivazione.
Credo che in questi anni la rappresentanza si sia indebolita perché si è persa di vista la missione principale: il bene comune. Ci sono temi — come la salute, l’inclusione, l’innovazione — che devono essere affrontati in modo bipartisan. I cittadini sono stanchi di vedere divisioni ideologiche su problemi che richiedono solo buon senso e visione.
Il principale obiettivo che mi sono posto è quello di ascoltare i giovani (miei coetanei, ma soprattutto i più giovani) e costruire con loro uno spazio dove le idee possano trasformarsi in azioni concrete.
Dobbiamo raccontare Cremona con orgoglio, e senza polemiche, questo è il primo passo per farla crescere. Conoscere Cremona significa amarne i pregi e accettarne i difetti come sfide da superare.
Dobbiamo prendere spazio, noi giovani, insieme a chi è ancora capace di sognare in grande.
La mia generazione ha uno sguardo totalmente diverso dalla precedente, per questo tocca a noi, dobbiamo costruire la città di domani! Non possiamo più delegare la responsabilità del futuro alla generazione dei nostri genitori.
COSA MI ASPETTO DALLA POLITICA DI CHI CI GOVERNA?
Su questo argomento parlo da cittadino qualunque, non mi sono mai occupato di politica “vera”.
Ma voglio tornare sul tema generazionale. La mia generazione è la prima generazione veramente europea ed anche a chi non piace questo racconto gode in realtà di tutti i benefici che questa magnifica condizione ci porta.
Siamo la generazione che la guerra l’ha letta soltanto sui libri di storia, che le bandiere delle nazioni e le sfide tra le stesse le riconosceva soltanto nei tornei sportivi come i Mondiali e le Olimpiadi.
Già la caduta del Muro di Berlino, nel 1989, per noi è roba da libri di storia. Gli attentati degli anni 90’, per noi qualcosa di lontano. Non sappiamo cosa sono le armi, nemmeno abbiamo mai pensato alla guerra come qualcosa di attuale, siamo cresciuti con il racconto che non ci sarebbero più state guerre (per lo meno in Europa). E così è stato fino all’invasione russa ai nostri vicini Ucraini.
Da li in poi sembra che il mondo sia impazzito. Stanno prendendo sempre più spazio i nazionalismi.
Ma si sono dimenticati cos’è stata l’UE per decenni? L’unica risposta ai nazionalismi è l’europeismo.
All’assemblea dei giovani industriali tenutasi a Cremona l’anno passato è intervenuto Enrico Letta, grande europeista, di cui riporto una citazione: “Gli stati che compongono l’Unione Europea si dividono in 2 categorie: i piccoli stati e gli stati che ancora non sanno di essere piccoli”.
Questa cosa mi ha fatto molto riflettere, siamo davvero un piccolissimo paese nello scacchiere internazionale, così come lo sono anche Francia, Germania e Regno Unito. Come possiamo da soli competere con le grandi potenze mondiali?
Soltanto una UE forte può davvero far valere i nostri interessi. E lo stiamo vedendo soprattutto adesso che il nostro alleato storico sembra abbia perso la testa… (Speriamo di essere ancora in tempo). Dobbiamo sperare che questo periodo prima o poi finisca, e ripartire con una nuova pagina di storia europea.
A Cremona abbiamo un giovane europeista, Michele Bellini, che per me è stato il primo approccio ai temi di geopolitica, un approccio a dir poco illuminante. Spiegare temi difficili, con il linguaggio della nostra generazione, rende tutto più facile da conoscere.
Lì ho capito che per riavvicinare i giovani alla partecipazione e alla politica, c’è bisogno dell’impegno dei giovani stessi. E con questo spirito, con senso di responsabilità voglio dare il mio contributo e provare a raggiungere questo obiettivo.