Cronaca

Non pagò il tabaccaio e lo investì per assicurarsi la fuga: condannata a cinque anni

Imputata, una donna residente nella bassa bresciana. Era accusata di truffa, rapina e lesioni, ma il primo reato è stato riqualificato in insolvenza fraudolenta

Un fotogramma dell'investimento e il tribunale di Cremona
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Cinque anni, due mesi e 100 euro di multa per i reati di insolvenza fraudolenta, rapina e lesioni. Così ha deciso il giudice, che ha condannato l’imputata per i fatti accaduti il 2 novembre del 2023 in via IV Novembre a Soresina ai danni del tabaccaio Riccardo Raffani e di sua madre Francesca. A processo, entrambi erano parti civili attraverso l’avvocato Mario Baroni, mentre Nadia Bevilacqua, 30 anni, calabrese, residente nella bassa bresciana e con alle spalle precedenti per furto e truffa, era difesa dall’avvocato Alberto Zucchetti.

Oggi la donna avrebbe potuto difendersi, ma non si è presentata. Il suo legale l’ha sentita per telefono solo una volta.

Oltre alla rapina e alle lesioni, Nadia era accusata di truffa, ma il giudice, accogliendo la richiesta del difensore, ha riqualificato il reato in insolvenza fraudolenta. Nel condannarla, vista la recidiva, ha revocato la sospensione della pena di cui aveva beneficiato in un procedimento penale presso il tribunale di Locri.

L’avvocato Zucchetti

Quel giorno di novembre, Nadia, che non era una cliente conosciuta, si era presentata in tabaccheria, dicendo alla madre di Raffani, che serviva in negozio, di dover pagare in contanti una bolletta. In realtà si trattava di un bollettino per una multa. Quando la negoziante aveva battuto il pagamento sul monitor, la donna aveva mostrato un’altra bolletta, che non era un bollettino di pagamento.

Al sollecito del tabaccaio di versare gli oltre 300 euro in contanti, l’imputata aveva sostenuto di aver appoggiato sul banco il portafoglio che era sparito. “Ha dato la colpa a mia madre“, aveva raccontato l’esercente, che però in negozio ha le telecamere. “Le ho subito controllate e le ho fatto vedere che il portafoglio non l’aveva nemmeno tirato fuori“. “Allora l’avrò dimenticato a casa”, aveva risposto l’imputata, che alla fine voleva andare a ritirare il denaro dal bancomat per poi tornare a pagare.

“Io non la conoscevo e non mi sono fidato“, aveva riferito il tabaccaio. Così sono andato con lei, anche se non voleva“. C’era un bancomat a poca distanza dalla tabaccheria, ma la donna voleva prendere la sua auto e recarsi alla sua banca. A quel punto l’esercente le aveva detto che avrebbe chiamato i carabinieri, ma una volta preso il telefono e fatta la fotografia alla targa della macchina, lei gliel’aveva strappato di mano, cancellando l’immagine, rimasta però nella cartella degli eliminati.

Poi lei era riuscita a salire in auto, una Fiat Punto bianca, dove a bordo c’era un bambino. “Mi ha detto che era suo figlio”, aveva ricordato Raffani. “Avrà avuto una decina d’anni”. A quel punto il tabaccaio, che non voleva farla partire, era stato colpito dalla donna con la portiera, dopodichè lui si era parato davanti alla macchina. “Lei mi è venuta incontro e io sono stato sbalzato sul cofano, poi ha dato una forte accelerata e io sono stato disarcionato“.

L’investimento era stato ripreso dalle telecamere esterne e visto da alcuni testimoni. Il tabaccaio era stato portato in ospedale e sottoposto ad un’operazione per la frattura tripla del malleolo. “Ancora oggi ho degli strascichi“, aveva raccontato al giudice. Poi c’era stato l’intervento degli agenti della stradale che avevano acquisito le immagini ed identificato l’imputata che dopo l’investimento si era data alla fuga.

“Alta 1,65, sui 30 anni, capelli neri, corporatura abbastanza robusta”, l’aveva descritta in aula Raffani, che l’aveva riconosciuta dalle foto che all’epoca gli erano state mostrate dagli agenti della polizia stradale e che aveva riconosciuto anche nel corso dell’ultima udienza tra le foto che gli erano state mostrate in aula.

Come risarcimento al tabaccaio,  il giudice ha disposto i 305 euro della transazione, mentre per la madre una provvisionale di mille euro anche per il danno morale. Per le lesioni al malleolo, il tabaccaio intenterà una causa civile.

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