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Il presidente Coni Buonfiglio a Cremona con la squadra delle Olimpiadi di Montreal del ’76

Gli azzurri della canoa di Montreal '76 a Cremona. Tra loro anche il presidente del Coni Luciano Buonfiglio, accolto dal sindaco Virgilio e dall'assessore Zanacchi

Il presidente del Coni Buonfiglio a Cremona con la squadra azzurra di canoa di Montreal 1976
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Cinquant’anni dopo gli allenamenti in Po nel freddo dell’inverno cremonese e il sogno olimpico diventato realtà, la nazionale italiana di canoa che partecipò ai Giochi di Montreal 1976 si è ritrovata a Cremona per celebrare un legame che il tempo non ha mai spezzato.

L’incontro si è svolto in Sala Consulta alla presenza del sindaco Andrea Virgilio, dell’assessore allo Sport Luca Zanacchi e del delegato provinciale Coni Alberto Lancetti. Tra i protagonisti della giornata anche il presidente nazionale del Coni Luciano Buonfiglio, all’epoca atleta della squadra azzurra e oggi alla guida dello sport italiano.

Presenti Danio Merli, Tiziano Annoni, Ilario Passerini, Oreste Perri, Andrea Salvietti, Massimo Moriconi, Pietro Bruschi, Paolo Lepori e Duilio Puccetti, oltre al tecnico Cesare Beltrami. Assenti ma virtualmente presenti Paolo Salvietti e Giorgio Sbruzzi.

“È stata un’idea nata dal profondo rapporto di amicizia che c’è sempre stato tra tutti i componenti della squadra – ha raccontato Buonfiglio . L’esperienza olimpica lascia un segno per tutta la vita. Cremona per noi è stata determinante nel 1975 e nel 1976“.

Il presidente del Coni ha ricordato il momento in cui gli azzurri scoprirono di essersi qualificati per le Olimpiadi grazie ai risultati ottenuti nella Coppa del Mondo di Vichy: “A quei tempi lo sport non era organizzato come oggi. Ci aiutavamo a vicenda, ci stimolavamo a vicenda nell’interesse del risultato comune. Il giorno più bello fu quando scoprimmo dalla Gazzetta dello Sport che ci eravamo qualificati alle Olimpiadi grazie ai risultati ottenuti nella Coppa del Mondo di Vichy. Da lì iniziò la sfida olimpica”.

A evocare le immagini di quei mesi è stato anche Oreste Perri, che ha sottolineato il valore educativo dello sport: “Lo sport non insegna a essere primi, ma a essere bravi in quello che si fa. Bisogna dare a ciascuno obiettivi adeguati alle proprie capacità e poi aiutarlo a crescere passo dopo passo. Questo vale nello sport come nella vita”.

Perri ha poi raccontato l’emozione di ritrovare i compagni di allora: “Li ho trovati bene, pieni di entusiasmo. Abbiamo condiviso momenti bellissimi. Ci ricordiamo le pagaiate, le fatiche, il freddo. Sembrava ieri e invece sono passati cinquant’anni. Molti traguardi che abbiamo raggiunto nella vita li dobbiamo anche a quell’esperienza sportiva vissuta insieme”.

Proprio il ricordo degli allenamenti sul Po è stato uno dei temi più evocati durante l’incontro, Buonfiglio ha ricordato il gelo degli inverni cremonesi, il canale navigabile ghiacciato ai bordi, la nebbia e le difficoltà affrontate da una generazione di atleti che costruì i propri risultati con sacrificio e spirito di squadra: “È stata una prova che ci ha forgiato e che ci ha insegnato a non avere paura di nulla“.

Buonfiglio ha spiegato come quell’esperienza continui ancora oggi a influenzare il suo modo di vivere lo sport. Dopo Montreal è stato allenatore, dirigente, presidente federale, vicepresidente e poi presidente del Coni, parallelamente a una carriera manageriale nel settore assicurativo: “Lavorare per obiettivi, pianificare, coordinare: sono insegnamenti che arrivano sia dallo sport sia dal lavoro. Oggi raccolgo una sfida importante in un momento complesso per il Paese, ma con uno sport italiano che continua a essere protagonista nel mondo”.

Non è mancato un riferimento all’attualità sportiva. La reunion cremonese si è infatti svolta nel giorno delle elezioni per la presidenza della FIGC. Buonfiglio ha spiegato di aver scelto comunque di essere presente a Cremona, nel rispetto di un appuntamento programmato da tempo con i compagni di squadra: “Avevo pianificato questo incontro insieme a loro e non potevo mancare. Ho delegato i miei vicepresidenti a essere presenti all’assemblea”. Un passaggio accompagnato da una riflessione sul momento del calcio italiano. “Più che una stretta al cuore provo amarezza per gli errori che sono stati fatti. Adesso però si può solo fare meglio”. Sul nuovo presidente federale ha preferito non sbilanciarsi: “Li conosco entrambi molto bene e sanno perfettamente cosa fare”.

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