Cronaca

Il destino si chiama Ponchielli: dall’America a Cremona per dirsi “sì”

Per la prima volta il Teatro Ponchielli ha ospitato un matrimonio. Protagonisti una coppia americana arrivata dagli Stati Uniti con 24 invitati, conquistata da un legame di famiglia che, secondo lo sposo, riconduce alle origini del celebre compositore

Laura Schweizer e Jeff Ponchillia sposi a Cremona al Teatro Ponchielli
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Non c’è solo Dua Lipa. Anzi. C’è chi sceglie Palermo, chi Venezia (i Bezos), chi le colline toscane. E poi c’è chi attraversa l’oceano per sposarsi proprio al Teatro Ponchielli di Cremona. Non per caso, ma per una questione di famiglia. O almeno, così racconta lo sposo. Laura Schweizer e Jeff Ponchillia, si sono sposati lunedì pomeriggio sul palco del teatro Ponchielli che per la prima volta ha ospitato delle nozze. Laura, giornalista della tv Local On 2 di Nashville (Tennessee) e Jeff, imprenditore e magnate, si sono uniti matrimonio davanti a 24 ospiti provenienti tutti dagli Stati Uniti. Lui è americano, ma porta un cognome che, a suo dire, affonda le radici proprio in quello del grande compositore Amilcare Ponchielli. L’assonanza effettivamente c’è. Una storia tramandata in famiglia, un filo che avrebbe attraversato generazioni e continenti fino ad arrivare a Cremona. E così, quando è arrivato il momento di scegliere dove pronunciare il fatidico “sì”, la decisione è sembrata quasi obbligata: farlo nel teatro che porta quel nome.

Una scelta romantica, insolita e irresistibilmente cinematografica. Perché ci vuole una certa fantasia – e anche un po’ di coraggio – per trasformare un’antica storia di famiglia in un viaggio di nozze che inizia su un palcoscenico. Gli sposi sono arrivati dagli Stati Uniti con parenti e amici al seguito, curiosi di conoscere la città che, nei racconti dello sposo, rappresenta un pezzo delle proprie origini. Per molti di loro Cremona era un nome sentito nominare per i violini, la musica e la tradizione. Dopo questa giornata, sarà anche il luogo dove hanno visto due persone promettersi amore per sempre.

Il Teatro Ponchielli, con il suo fascino ottocentesco, ha fatto il resto. Tra stucchi, velluti e atmosfere da grande opera, il matrimonio ha assunto i contorni di uno spettacolo in cui gli applausi finali erano riservati agli sposi. E per una volta, il protagonista non era un tenore, ma un americano convinto che, in fondo, da queste parti sia iniziata anche la storia della sua famiglia. Che il legame con il celebre compositore possa essere documentato oppure appartenga al patrimonio dei racconti di famiglia, conta fino a un certo punto. Le storie, del resto, vivono anche perché qualcuno continua a raccontarle. E questa ha avuto un finale perfetto: un viaggio lungo migliaia di chilometri, un teatro simbolo della città e due promesse scambiate nel luogo che, almeno per un giorno, è sembrato davvero chiudere il cerchio. Ad aspettare gli ospiti composizioni di fiori creati ad hoc da Cosetta Cerri che ha ricreato l’atmosfera vista dagli sposi in un teatro di Los Angeles. Ma non solo, bustine personalizzate con all’interno un ventaglio, un fazzoletto per asciugarsi le lacrime e del riso. Il “sì”, anzi “i do”, è stato accompagnato dalle musiche del Trio Kanon, con Diego Maccagnola al piano, Lena Yokoyama al violino e Alessandro Copia al violoncello.

In fondo, pensateci bene, non capita spesso che un cognome diventi una destinazione. Né che un teatro, anziché ospitare un’opera, diventi il palcoscenico di un matrimonio. A Cremona è successo anche questo. E, a giudicare dai sorrisi degli sposi, il sipario poteva calare solo dopo un lunghissimo bacio.

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