Opinioni

Sull’omicidio di Youssef sciacallaggio politico che non risolve la situazione

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La tragica morte del giovane Youssef Rama Abdelaziz, ucciso a coltellate nella nostra città, ci lascia sconvolti e addolorati. Davanti a una vita spezzata in modo così violento, il primo pensiero va alla sua famiglia, a cui esprimiamo il nostro più sincero cordoglio.

Condanniamo con fermezza questo gesto e rinnoviamo la fiducia nelle Forze dell’Ordine e nell’Autorità giudiziaria, chiamate a fare piena luce.

Un evento di tale gravità, che segue di pochi mesi l’omicidio di Hamza Salama, impone a tutti noi una riflessione seria. Il controllo del territorio è indispensabile, ma non possiamo illuderci che più pattuglie o la militarizzazione delle strade bastino, da sole, a risolvere problemi dalle radici molto più profonde.

Dobbiamo avere il coraggio di guardare alla rabbia, al disagio giovanile, all’isolamento e alla rottura dei legami sociali. Viviamo in una società nella quale l’aggressività, la sopraffazione e il disprezzo dell’altro vengono troppo spesso esibiti come segni di forza, mentre rispetto e solidarietà vengono derisi come debolezze.

Dobbiamo allora chiederci, come adulti e come comunità, che cosa stiamo insegnando ai più giovani. Quali modelli stiamo offrendo? Quali alternative stiamo costruendo a una cultura fondata sull’apparenza, sulla competizione permanente, sul denaro e sulla capacità di imporsi sugli altri?

Questa fragilità riguarda tutti. Riguarda i giovani di origine straniera, spesso nati e cresciuti qui, che continuano a essere trattati come intrusi da una retorica spietata e divisiva. E riguarda i giovani italiani, segnati dall’isolamento, dalla precarietà e da una pressione continua alla prestazione. Alimentare la contrapposizione tra “noi” e “loro” non rende nessuno più sicuro: aumenta distanza, rancore e solitudine.

In queste ore abbiamo letto anche commenti disumani come “uno in meno”. Non sono sfoghi marginali: mostrano quanto il disprezzo per la vita altrui sia stato normalizzato e quanto sia urgente ricostruire responsabilità e umanità condivise.

Per questo è grave assistere allo sciacallaggio politico di chi trasforma una tragedia nell’ennesima occasione per alimentare paura, odio e divisione, ergendosi poi a paladino della sicurezza. Anche il Governo nazionale deve assumersi le proprie responsabilità: in quattro anni ha moltiplicato proclami e decreti farsa, senza intervenire adeguatamente sulle condizioni di lavoro, sulla carenza di organico e sulle risorse per le Forze dell’Ordine, lasciate troppo spesso sole a gestire tensioni sociali crescenti.

La sicurezza non può essere una parola da agitare soltanto nelle emergenze. Richiede personale, mezzi e presenza sul territorio, ma anche prevenzione sociale. Accanto ai necessari presidi di sicurezza, è indispensabile investire nella scuola, nei servizi territoriali, negli spazi di aggregazione, nell’associazionismo e nell’integrazione reale.

La vera prevenzione si costruisce ricucendo legami e restituendo centralità alle reti sociali. Una comunità forte, coesa e inclusiva è il più solido antidoto alla violenza.

Come Sinistra Italiana continueremo a batterci per una città che non ceda alla paura né alla strumentalizzazione, che sappia proteggere le persone e affrontare le cause profonde del disagio. Alla violenza dobbiamo rispondere con la giustizia, la responsabilità e la ricostruzione di una comunità solidale e sicura per tutte e tutti.

Cecilia Gipponi – Segretaria Sinistra Italiana Crema e Cremasco
Paolo Losco – Segretario Provinciale Sinistra Italiana Cremona

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