Cronaca

Molestie alla commessa, l’imputato: “Mi ha frainteso, io le voglio bene”

Prosegue il processo a carico del 37enne nigeriano accusato di stalking nei confronti di una dipendente della Coop. Davanti al giudice, l'uomo ha esposto la proprie versione dei fatti

Il tribunale di Cremona
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“Credo che lei non abbia mai capito davvero le mie intenzioni perché non capisce la mia lingua, ma io le voglio bene”: con queste parole si è difeso il 37enne nigeriano, assistito dall’avvocato Gianluca Monti, che nel settembre del 2025 era stato arrestato dalla polizia con l’accusa di stalking, in seguito a una denuncia presentata da una donna di 62 anni, dipendente del supermercato Coop di via Del Sale, a Cremona.

L’uomo, sentito in aula, ha illustrato la propria versione dei fatti: “Chiedevo l’elemosina davanti al supermercato dal 2023, e per me i dipendenti erano come padri, madri e fratelli” ha spiegato. “Tutti mi conoscevano. E aiutavo i clienti a scaricare la spesa, così loro mi lasciavano la moneta del carrello. A volte entravo al supermercato per andare in bagno, ma non ho mai molestato nessuno”.

La commessa, nel corso dell’udienza precedente, aveva raccontato di essere stata sistematicamente molestata verbalmente, importunata e anche seguita dal nigeriano, che aveva assunto nei suoi confronti atteggiamenti minacciosi e aggressivi. Comportamenti iniziati circa due mesi prima che l’uomo finisse in arresto. Per la precisione, dopo che lei si era rifiutata di fargli l’elemosina, dicendogli che non gli avrebbe mai dato nulla. Secondo la testimonianza della 62enne, le persecuzioni sarebbero iniziate in quel periodo.

Al giudice, la vittima aveva anche raccontato di essere stata seguita nel parcheggio sotterraneo, dove l’uomo si sarebbe anche abbassato i pantaloni davanti a lei. Accuse che invece l’imputato ha negato fermamente durante la sua testimonianza.

Durante l’udienza odierna al banco dei testimoni ha parlato anche il direttore del supermercato, che ha confermato la paura che la donna aveva di quell’uomo. Ma anche il fatto che il 37enne era avezzo a infastidire i clienti, con una questua piuttosto insistente.

Gli agenti di polizia che quel 1 settembre erano intervenuti alla Coop hanno invece ricordato come l’uomo si fosse dimostrato aggressivo durante l’identificazione, e di come avesse fatto resistenza, tanto da costringerli ad ammanettarlo.

La versione del nigeriano – privo di permesso di soggiorno e con problemi di natura psichiatrica, che prima di finire in carcere dormiva in alloggi di fortuna o da conoscenti – è stata molto diversa da quella della donna, relativamente ai fatti del giorno dell’arresto: “La vedevo come una specie di collega, alla pari di tutti gli altri dipendenti, perché riuscivo a mangiare e bere grazie a loro” ha detto. “Quel giorno, finito il turno, era andata a bere un caffè al bar. Io mi sono avvicinato e l’ho salutata, ma lei mi ha detto di andarmene. Le ho risposto che fino alle 13 non me ne sarei andato. Ha ribattuto che avrebbe chiamato i Carabinieri, ma ho pensato che scherzasse, tanto che le ho detto che io sono il capo di Cremona. Ma anch’io scherzavo. Forse ha pensato che fossi aggressivo perché non capisce la mia lingua”.

Il processo è stato poi rinviato al 28 settembre.

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