Il paradosso della Provincia di Cremona: alta occupazione ma pochi laureati
Cremona è sesta in Lombardia per tasso di occupazione (78,3%), ma penultima su dodici per laureati (29,2%): davanti solo a Sondrio
Cremona conferma la propria vocazione produttiva, ma resta indietro sul fronte dell’istruzione terziaria. È quanto emerge dai dati di Cruscotto Italia, la piattaforma di AgID che raccoglie informazioni pubbliche da oltre 24 fonti istituzionali, nel confronto tra le dodici province lombarde.
Sul mercato del lavoro, Cremona si colloca tra le realtà più solide della regione. Il tasso di occupazione nella fascia 25-64 anni si attesta al 78,3%, sesto valore lombardo. Davanti a Cremona ci sono soltanto Monza e Brianza, all’80,1%, Milano, al 79,8%, Lodi, al 79,7%, Lecco, al 78,9%, e Bergamo, al 78,4%. Il dato cremonese supera invece quello di Como (77,5%), Brescia e Pavia (77,3% a testa), Mantova (77,2%), Sondrio (76,8%) e Varese, ultima con il 72,8%.
Il quadro cambia radicalmente se si guarda alla percentuale di laureati. Nella stessa fascia d’età, a Cremona il 29,2% della popolazione possiede un titolo di studio terziario: un dato che vale l’undicesimo posto su dodici capoluoghi lombardi, davanti soltanto a Sondrio, ferma al 28,8%.
A guidare la classifica regionale è Pavia, con il 45% di laureati, seguita da Milano al 43,7%, Bergamo al 38,9% e Monza e Brianza al 38,2%. Più staccate Lecco (33,9%), Varese (33,6%), Como (33,2%), Lodi (32,1%), Mantova (31,8%) e Brescia (31%). Cremona resta quindi ampiamente sotto la media lombarda, con un divario di oltre 15 punti percentuali rispetto alla capofila Pavia.
Il confronto tra i due indicatori restituisce l’immagine di un territorio a doppia velocità: da un lato un mercato del lavoro capace di assorbire occupazione anche senza una diffusa qualificazione universitaria, dall’altro una base di capitale umano con titoli alti che fatica a crescere. Una dinamica non isolata: anche Brescia, prima provincia lombarda per attrattività occupazionale dopo Milano, si ferma al 31% di laureati, appena sopra Cremona.
Il confronto con le province limitrofe dell’Emilia-Romagna conferma la fotografia. Piacenza, la provincia emiliana più vicina al Cremonese, registra un tasso di occupazione del 78%, sostanzialmente in linea con quello cremonese, ma una quota di laureati ancora più bassa, il 28,6%. Diverso il caso di Parma, che affianca un’occupazione al 79,2% a una quota di laureati del 35,4%, ben oltre la media di Cremona e delle province confinanti.
Il dato cremonese sui laureati apre quindi una riflessione sul rapporto tra sistema produttivo locale e formazione superiore: un territorio che continua a generare occupazione anche in assenza di una crescita robusta dei titoli universitari tra i propri residenti, e che si trova a confrontarsi con un divario formativo strutturale rispetto al resto della Lombardia.