Economia

Siccità e caldo estremo: il comparto lattiero-caseario in crisi in tutta Europa

L'associazione di categoria Assocaseari evidenzia come le condizioni climatiche attuali minaccino gravemente la produzione di latte, riducendo qualità e quantità, con perdite fino al 30%

Allevamento Bovino
Fill-1

La prolungata fase di siccità, unita al caldo estremo, che sembra non voler dare tregua, continua a colpire sulle attività produttive e di trasformazione. Tra queste, anche il comparto lattiero-caseario, che “sta attraversando una fase di profonda criticità dovuta al caldo estremo e alla perdurante siccità, non solo in Italia, ma in gran parte dell’Europa centro-occidentale (in particolare Francia, Germania, Paesi Bassi e Belgio)” spiega Emanuela Denti, di Assocaseari.

“Dopo una prima metà dell’anno sostanzialmente stazionaria, a partire da giugno si sono susseguite ondate di calore intenso intervallate da precipitazioni violente e grandinate che, specialmente nel Nord Italia, hanno provocato la perdita di una parte della produzione agricola e acuito le tensioni sulle materie prime”.

Un quadro che poi è andato peggiorando: “Nella prima metà di agosto, l’inasprirsi delle temperature ha causato un grave stress termico negli animali con un conseguente riduzione dell’ingestione alimentare e quindi crollo della resa produttiva” prosegue Denti.

L’assenza di escursione termica notturna impedisce al bestiame di recuperare, compromettendo il benessere animale, provocando uno stato di debilitazione fisica continua, determinando una riduzione della fertilità e favorendo l’insorgere di patologie anomale per la stagione”.

A ciò, continua la portavoce di Assocaseari, “si aggiungono le rilevazioni preoccupanti sullo stato di salute delle coltivazioni di mais nelle principali aree vocate, entrate in deficit di crescita, e un’emergenza idrica ormai strutturale, particolarmente acuta in Pianura Padana, che ostacola sia l’irrigazione dei foraggi che il semplice abbeveraggio degli animali”.

Uno scenario “in netto contrasto con quello del 2025, caratterizzato da condizioni climatiche pressoché ideali che avevano garantito raccolti abbondanti, un’elevata qualità delle razioni alimentari e un conseguente incremento della produzione lattiera”.

Il quadro attuale del 2026, rischia invece “di incidere pesantemente sulla disponibilità e sulla qualità dei foraggi, con ripercussioni negative già visibili sulle produzioni di latte nei mesi a venire” spiega ancora Denti.

I  numeri, del resto, parlano chiaro: “La produzione di latte è precipitata di oltre il 10% su scala nazionale rispetto a fine luglio, con flessioni territoriali ancora più marcate in Pianura Padana e in Toscana, dove si registrano picchi negativi compresi tra il 15% e il 30%”.

Non è tutto: “Per quanto riguarda il mercato del latte spot, abbiamo visto prezzi arrivare intorno ai 21 euro/cent in marzo, per poi risalire, dopo la prima ondata di calore ai 47 euro/cent (dati Clal). Oggi, nonostante la drastica contrazione anche di queste ultime settimane dei quantitativi di latte raccolti, l’incapacità del mercato interno di assorbire i volumi precedentemente accumulati (la produzione nei primi cinque mesi dell’anno era del 3% superiore a quella dello stesso periodo 2025 e le stime per l’intero 2026 erano pari a +4,5/5,0%) sta causando una flessione dei prezzi”.

Sul fronte della trasformazione, “le temperature estreme determinano un significativo incremento dei costi per i caseifici, legati alla gestione degli ambienti destinati alla conservazione e alla stagionatura dei formaggi, aggravato dai frequenti guasti ai macchinari e dalle interruzioni dei sistemi di refrigerazione e stoccaggio” continua la rappresentante dell’associazione.

“Il mercato caseario, tuttavia, si dimostra particolarmente dinamico, sostenuto dall’export che continua a fare da traino per i nostri formaggi. Tra gli stagionati, il Parmigiano Reggiano conferma quotazioni record superando i 15 €/kg per la stagionatura a 12 mesi, mentre il Grana Padano prosegue il suo trend di crescita: attualmente ha raggiunto i 10 €/kg per la stagionatura a 9 mesi. Purtroppo, però, la situazione è differente per molti altri prodotti caseari, che stanno attraversando una fase di forte tensione”.

© Riproduzione riservata
Caricamento prossimi articoli in corso...