Dalla furia del meteo alla ripresa: 10 giorni di lavoro senza sosta per Cremona
La conta dei danni prosegue. Sfollati, aziende in ginocchio, comuni alla ricerca di fondi per ricostruire. La strada della ripresa è ancora lunghissima
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Dieci giorni di lavoro incessante, decine di milioni di euro di danni, migliaia di interventi tra Vigili del Fuoco, Protezione Civile, forze dell’ordine, volontari.
È la sintesi di Cremona dal 28 agosto ad oggi, dalla furia di grandine e vento alla rimessa in sicurezza e in sesto della città. E le operazioni sono ancora tante in programma, e il conto da pagare non ancora definitivo.
Ad attivarsi, immediatamente, è il meccanismo, invisibile ai radar meteo, ma potentissimo: la reazione di una comunità. Tipica ostinazione padana. Dieci giorni di lavoro ininterrotto. Dai monitoraggi sui monumenti feriti nel cuore della città alle verifiche nelle scuole e nelle campagne provate dal ghiaccio, i cantieri non si sono fermati neppure di notte. Giorno dopo giorno, tonnellate di macerie sono state rimosse. Il rumore dei generatori ha ceduto di nuovo il passo al traffico urbano, alla vita che riparte.
A supporto delle squadre già impegnate sul territorio è intervenuto anche l’Esercito, chiamato a dare manforte nelle operazioni più gravose di rimozione e messa in sicurezza.
A dieci giorni dal passaggio del mostro, le cicatrici sono ancora ben visibili: i segni sulle coperture, i profili degli alberi spezzati, la conta dei danni ancora aperta. Ma il senso di resa non c’è mai stato. Cremona non si è limitata a spazzare via i detriti e i vetri: sta provando a rimettersi in piedi, a dare la possibilità ai giovani di iniziare l’anno scolastico, ai fedeli di riappropriarsi delle chiese, alla macchina comunale di tornare a palazzo.
C’è il dramma degli sfollati, con Caritas in prima linea. In dieci giorni si è fatto tanto, non è tempo per fermarsi.