Politica

Affido d’emergenza durato 15 mesi, Ceraso interroga il Comune

Una bambina accolta a nove mesi sarebbe rimasta 15 mesi in affido d’emergenza. Ceraso chiede chiarimenti su protocolli e continuità affettiva

Maria Vittoria Ceraso
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Un affido familiare nato come intervento d’emergenza e destinato, secondo le regole indicate, a durare al massimo 15 giorni, eventualmente prorogabili, si sarebbe protratto per 15 mesi. È il caso segnalato a Maria Vittoria Ceraso, capogruppo della Lista civica Oggi per Domani, che ha presentato un’interrogazione a risposta orale in Consiglio comunale per chiedere all’Amministrazione di fare il punto sugli affidi di emergenza e, più in generale, sull’applicazione del principio della continuità affettiva.

La vicenda riguarda una bambina che, secondo quanto riferito alla consigliera dalla famiglia affidataria, aveva appena nove mesi quando era stata accolta. Al termine dei 15 mesi la minore sarebbe stata trasferita a un’altra famiglia affidataria, senza che fosse stato attivato, secondo quanto denunciato, un progetto evidente finalizzato a garantire la continuità delle relazioni affettive costruite nel periodo dell’affido.

“Come Consigliere Comunale sono stata destinataria di una segnalazione di una vicenda che solleva profondi interrogativi sulla gestione degli affidi familiari d’urgenza nel nostro territorio”, spiega Ceraso. “Stando a quanto riferito dai genitori affidatari un affido di una bambina di 9 mesi, nato come temporaneo e d’emergenza (periodo massimo di 15 giorni eventualmente prorogabili), si è protratto per ben 15 mesi”.

“Al termine di questo lungo periodo la minore sarebbe stata trasferita ad un’altra famiglia affidataria senza l’attivazione di un evidente progetto volto a garantire la continuità affettiva della bambina, principio cardine della legge 173/2015″, prosegue la consigliera.

La legge 173 del 2015 ha introdotto e rafforzato il diritto alla continuità delle relazioni affettive dei minori in affidamento. Il principio mira a evitare che i legami costruiti durante un periodo significativo di accoglienza vengano interrotti bruscamente, tutelando il benessere del bambino anche nei passaggi successivi, sia verso la famiglia d’origine sia verso un’altra famiglia affidataria o, quando ne ricorrano i presupposti, verso l’adozione. “Il focus resta sempre il benessere psicologico del minore, evitando separazioni traumatiche”, sottolinea Ceraso.

La consigliera ricorda inoltre di essersi occupata del tema già dieci anni fa, quando il Consiglio comunale di Cremona approvò all’unanimità un suo Ordine del Giorno dedicato proprio alla continuità affettiva. “Esattamente dieci anni fa il Consiglio Comunale di Cremona approvò all’unanimità un Ordine del Giorno, da me presentato, per recepire il diritto alla continuità affettiva”, afferma. “Quell’atto impegnava formalmente Sindaco e Giunta ad aggiornare i protocolli affinché l’interesse superiore del minore fosse sempre il fulcro di ogni intervento, evitando interruzioni traumatiche dei legami”.

“Proprio con riferimento a quell’iniziativa sono stata contattata, nei primi giorni di agosto, dalla citata famiglia che mi ha informata della loro dolorosa vicenda con la speranza che accendere i riflettori sul tema possa sollecitare una riflessione profonda e strutturale sul sistema di tutela minorile”, racconta Ceraso.

La consigliera precisa di aver cercato immediatamente un confronto con l’assessorato ai Servizi Sociali e sottolinea i limiti del ruolo politico rispetto alle competenze degli organi tecnici e giudiziari. “Non spetta alla politica sostituirsi agli organi giudiziari o tecnici, ed è mia premura specificare che, dopo la segnalazione, ho ricercato fin da subito un confronto con l’Assessorato ai Servizi Sociali”, afferma. “Tuttavia, se i fatti fossero confermati, saremmo di fronte a una grave distorsione dello strumento dell’affido d’emergenza“.

Da qui la scelta di portare la questione in Consiglio comunale. “Rendere pubblica una riflessione su questi temi non risponde a logiche di contrapposizione, bensì a un dovere di vigilanza e responsabilità istituzionale”, sostiene Ceraso. “È indispensabile accertare se i protocolli vigenti garantiscano una reale integrazione tra i Servizi Sociali del Comune, titolare e responsabile diretto del Centro Affidi dell’ambito distrettuale di Cremona e l’Autorità Giudiziaria Minorile”.

“Nostro compito, come amministratori, è garantire che i principi espressi dalla legge non rimangano enunciazioni teoriche, ma trovino quotidiana e rigorosa applicazione”, aggiunge.

Con l’interrogazione la consigliera chiede innanzitutto di conoscere il numero degli affidi familiari attualmente attivi a Cremona e quanti, tra questi, siano affidi d’emergenza. Viene inoltre chiesto quanti affidi nati come emergenziali abbiano superato i tre mesi di durata nell’arco degli ultimi dieci anni.

Tra le richieste figura anche un chiarimento sui protocolli adottati dal Centro Affidi per garantire la gradualità nei passaggi e la continuità affettiva, oltre a informazioni su eventuali criticità nel monitoraggio domiciliare e su distacchi realizzati in tempi ristretti senza un progetto condiviso. Ceraso chiede infine di sapere quali tutele psicologiche e legali vengano concretamente offerte alle famiglie affidatarie durante la fase del distacco.

“Pertanto ho ritenuto opportuno presentare un’interrogazione a risposta orale che, a prescindere dal caso singolo che sarà trattato nelle sedi opportune, in continuità con gli atti che avevo presentato 10 anni fa, possa fare il punto sul tema degli affidi di emergenza ed in particolare sull’applicazione del diritto alla continuità affettiva”, spiega.

L’interrogazione si inserisce anche nel dibattito sulla necessità di sostenere le famiglie che scelgono di rendersi disponibili all’affido. “La promozione dell’affido familiare che le istituzioni fanno giustamente sul territorio, anche tramite i canali social, sollecita i cittadini a rendersi disponibili per un’esperienza di straordinaria generosità”, conclude Ceraso. “Ma affinché questo sistema regga, le famiglie affidatarie non possono essere lasciate sole e i legami stabili non possono essere recisi in una sola settimana per non generare un grave effetto disincentivante che rischia di allontanare la comunità da questo prezioso strumento di solidarietà”.

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