Cronaca

“Mi maltrattava perché non restavo incinta”. Cade l’accusa: assolto 30enne egiziano

Per l'imputato, accusato dalla ex moglie, il pm aveva chiesto una pena di otto anni e otto mesi, ma i giudici non lo hanno prosciolto da tutte le accuse

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Si è chiuso con un’assoluzione piena il processo a carico di un 30enne egiziano accusato di maltrattamenti e violenza sessuale nei confronti della ex moglie.

In aula, la donna, all’epoca dei fatti poco più che ventenne, aveva raccontato di essersi sposata nel 2021, dopo un fidanzamento combinato dalle famiglie. Dopo le nozze la coppia era andata a vivere in una cascina, presso l’azienda agricola in cui il marito lavorava. Lei, senza lavoro e senza parenti in zona, trascorreva gran parte delle giornate sola.

Secondo il suo racconto, i primi problemi sarebbero iniziati in seguito al matrimonio e sarebbero stati legati soprattutto alla difficoltà di avere un figlio: l’uomo e la sua famiglia, aveva riferito la giovane, avrebbero esercitato pressioni continue perché restasse incinta.

“Volevano che restassi incinta”, aveva spiegato lei ai giudici. “E ogni volta che mi veniva il ciclo, lui si arrabbiava e litigavamo”. Litigate che, secondo la sua testimonianza, sarebbero degenerate in episodi di violenza fisica e psicologica: spinte, colpi alla testa e alle spalle, oggetti lanciati, addirittura una porta sfondata una volta in cui lei si era rifugiata in bagno.

Lui voleva continuamente avere rapporti, anche quando io non ne avevo voglia o non stavo bene, perché diceva che così c’erano più possibilità che io restassi incinta”, aveva raccontato la giovane.

Tra gli episodi contestati, anche quello accaduto durante il viaggio di nozze, quando il marito l’avrebbe immobilizzata e le avrebbe premuto un cuscino sul volto.

C’era poi la questione dei farmaci: “Io avrei dovuto prendere dei farmaci per l’asma, ma lui mi impediva di prenderli perché avrebbero potuto essere d’ostacolo a una gravidanza”, aveva riferito lei. Nel 2022 lei aveva avuto un aborto spontaneo e i medici le avevano consigliato di attendere almeno un anno prima di cercare un’altra gravidanza, ma il marito non avrebbe accettato la raccomandazione, e le avrebbe vietato di assumere i contraccettivi che le erano stati prescritti.

Per l’imputato, assistito dall’avvocato Stefania Colombi, il pm Chiara Treballi aveva chiesto una pena di otto anni e otto mesi, ma i giudici hanno deciso diversamente.

Nel processo, nel quale la giovane era parte civile attraverso l’avvocato Alessandro De Nittis, la difesa ha puntato a dimostrare l’inattendibilità della donna. Per l’avvocato Colombi, non c’è stato alcun episodio di violenza. Anzi. Il suo assistito avrebbe fatto tutto il possibile per favorire l’integrazione della moglie in Italia, accompagnandola anche a un corso di lingua.

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