Botte e minacce davanti al figlio: “Ti scanno”. Per ex marito chiesti 4 anni e 4 mesi
Un 53enne residente a Cremona è a processo per maltrattamenti e lesioni nei confronti della ex moglie. Testimone, il figlio 15enne della coppia
Quattro anni e quattro mesi: è la richiesta del pm nei confronti di un 53enne residente a Cremona accusato di maltrattamenti e lesioni nei confronti della ex moglie, collaboratrice scolastica di professione. Secondo l’accusa, i reati sarebbero stati commessi a partire dal 2015 anche alla presenza del figlio di 15 anni della coppia.
Attualmente l’imputato, assistito dall’avvocato Anna Maria Petralito, indossa il braccialetto elettronico e ha il divieto di avvicinamento alla donna, misura nel 2024 più volte violata, tanto che era finito agli arresti domiciliari.
“Brutta cessa, vecchia, tutte sono meglio di te”, le diceva, sminuendola come persona, ingiuriandola e colpendola al volto con schiaffi, tirandole calci e strattonandola. Il tuo lavoro di m… lo fanno solo gli ignoranti e gli animali analfabeti come te. Sei pure una madre di m…, una pazza, non sei buona a fare nulla”.
Nella tarda serata del 18 aprile del 2020, nel corso di un litigio, lui, che era spesso ubriaco, l’aveva afferrata per un braccio e presa per i capelli, portandola in cucina. Lì le aveva messo la testa sotto un getto d’acqua, e poi nello strattonarla l’aveva fatta sbattere contro il divano. In quell’occasione, per la donna era stato necessario recarsi in ospedale dove le era stata diagnosticata una prognosi di sette giorni.
Il 4 dicembre del 2023, invece, l’aveva schiaffeggiata alla presenza del loro figlio, e mentre lei stava cercando contattare sua sorella per chiederle aiuto, lui l’aveva minacciata, dicendole che l‘avrebbe ammazzata, strappandole il telefono dalle mani e scaraventandolo a terra.
Ancora, il 9 gennaio del 2024, dopo aver sentito una conversazione telefonica nella quale la moglie stava dicendo alla sorella che avrebbe dovuto accompagnare il figlio all’audizione protetta in merito al procedimento penale, l’aveva nuovamente minacciata: “Se metti in qualche situazione di disagio nostro figlio, giuro che vado in galera perchè ti scanno“, mimandole il gesto del taglio della gola.
Il 15 gennaio del 2024 la donna si era recata a visionare un appartamento dove trasferirsi, ma una volta tornata non era potuta rientrare, in quanto il marito l’aveva chiusa fuori bloccando la serratura della porta d’ingresso e convincendo il figlio a non aprirle. La donna era quindi stata costretta a chiamare le forze dell’ordine e poi a rifugiarsi in una comunità protetta.
Il 19 febbraio del 2024, mentre era in corso un colloquio organizzato dai servizi sociali tra madre e figlio, l’uomo aveva fatto irruzione nella stanza con l’intenzione di prendere il figlio e di andarsene: “Finiamo con questa buffonata”, aveva detto. “Guarda che brava mamma. E’ più di un mese che è fuori casa e si è degnata di chiamare il figlio solo una volta”. L’uomo era stato fatto accomodare fuori dalla stanza, ma era rientrato poco dopo per inveire contro la moglie. Poi le aveva premuto con forza la testa con le dita, facendo scoppiare a piangere il figlio che gli chiedeva di smetterla. L’uomo se n’era poi andato con il ragazzino, portandolo via dall’incontro dopo soli trenta minuti a fronte della durata prevista di un’ora.
La sentenza sarà pronunciata il prossimo 30 settembre. La vittima è parte civile attraverso l’avvocato Maria Laura Quaini.