Cronaca

Tormenta il rivale in amore e i suoi genitori: “Avevamo paura, in casa non si viveva più”

In aula la testimonianza delle vittime, che hanno raccontato le minacce e le molestie subite dall'imputato, geloso dell'ex moglie dalla quale si stava separando

Il Tribunale di Cremona
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Minacce di morte, gomme tagliate, specchietti rotti, sgommate sotto casa. Un giovane è finito a processo per stalking nei confronti di colui che considerava il suo rivale in amore. Mattia (nome di fantasia) frequentava la moglie di Mario (nome di fantasia), l’imputato. La coppia era in fase di separazione, ma quando Mario aveva avuto il sospetto che la moglie lo tradisse, se l’era presa con Mattia e anche con i suoi genitori.

Nell’agosto di tre anni fa, Mattia, sua sorella e i loro genitori erano sul terrazzo della loro abitazione quando era arrivato Mario a bordo della sua auto. “Ti gambizzo, ti brucio la faccia e anche la casa, ti rompo le gambe, a te e a tutta la tua famiglia”, aveva urlato dopo aver messo fuori la testa dal finestrino della macchina.

Lo hanno raccontato oggi in aula i genitori di Mattia che hanno riferito anche di altri episodi che avevano attribuito alla mano dell’imputato: “io e mio figlio eravamo andati a fare la spesa al supermercato”, ha ricordato la mamma, “e quando siamo usciti abbiamo trovato la nostra auto con una ruota tagliata“. In un’altra occasione, invece, la famiglia si era trovata con tutte e quattro le gomme tagliate e gli specchietti rotti.

“Mio figlio era preoccupato, e anche io“, ha detto la mamma di Mattia. “Si era ridotto ad uscire di casa solo per andare al lavoro, e quando usciva, avevo paura che non tornasse. In casa non si viveva più“. Nel dicembre del 2023, esasperata, la donna aveva chiamato l’imputato usando il telefonino del figlio, chiedendogli un incontro per poter chiarire le cose e mettere fine a quei comportamenti molesti.

L’incontro era avvenuto in un bar che entrambi i ragazzi frequentavano. “Se tu continui a spaventarlo, è chiaro che lui ti denuncia”, aveva detto a Mario la mamma di Mattia, tentando di convincerlo a lasciare stare la sua famiglia. E per un certo periodo ci era riuscita, ma poi Mario aveva ricominciato.

“Passava spesso davanti a casa nostra sgommando perchè voleva attirare l’attenzione“, ha riferito a sua volta il padre di Mattia. L’uomo ha raccontato anche di una sera in cui lui e la sua famiglia erano usciti a cenare. Quando erano tornati alla macchina avevano trovato i freni rotti. “Ho fatto la retro e poi ho frenato, ma i freni non rispondevano. Erano stati tranciati. Per fortuna, andando pianissimo, siamo riusciti a tornare a casa”.

“Un’altra sera, invece”, ha raccontato il papà, “stavo uscendo per andare a giocare a bocce, quando ho visto un’auto che mi seguiva. Ho riconosciuto la macchina e a bordo c’era l’imputato. Me l’aveva confessato lui stesso quando c’era stato l’incontro al bar per chiedergli di smetterla. Nei confronti di mio figlio aveva tanto odio. Mattia aveva paura, e anche noi. Quotidianamente lo portavo io stesso al lavoro per timore che potesse succedergli qualcosa“.

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