“Lo Stato non mi aiuta”: pugni e calci a operatore della Caritas, nigeriano a processo
Lo straniero, all'epoca dei fatti ospite alla Casa dell'Accoglienza di Cremona, deve rispondere di lesioni. L'episodio risale a sei anni fa
Sei anni fa, il 21 aprile del 2020, un nigeriano, ospite della Casa dell’Accoglienza di Cremona, aveva pestato un operatore della Caritas, un 52enne cremonese, colpendolo con un pugno sul volto mentre la vittima era in sella alla sua bicicletta. L’uomo era caduto, ma l’aggressore, che si lamentava di non essere aiutato dallo Stato, aveva continuato a colpirlo con calci e pugni, procurandogli una frattura scomposta alle ossa nasali, con una prognosi di 30 giorni.
Quel giorno la vittima aveva finito il suo turno di lavoro e stava tornando a casa. Si trovava in viale Trento e Trieste, direzione di piazza Risorgimento, quando aveva notato lo straniero fermo sul bordo pista. Lo conosceva, e quindi si era avvicinato. Improvvisamente, il nigeriano lo aveva colpito più volte. Il ferito, con il volto sanguinante, era riuscito a raggiugere a piedi la Casa dell’Accoglienza dove era stato soccorso prima dai colleghi e poi dal personale del 118 che lo aveva trasportato in ospedale.

I due, dunque, già si conoscevano. Anni prima il nigeriano si era recato più volte alla Caritas per chiedere aiuti di tipo economico. Dopo essere stato sfrattato, senza alcuna autorizzazione si era introdotto all’interno della Casa dell’Accoglienza, sistemandosi un lettino in corridoio.
Successivamente era stato fissato un incontro con gli assistenti sociali del Comune per trovargli una sistemazione definitiva, ma l’arrivo del Covid e la relativa emergenza sanitaria avevano interrotto il percorso di individuazione di una nuova struttura di accoglienza.
All’epoca dei fatti, don Pierluigi Codazzi, responsabile della Caritas di Cremona, aveva riferito che il nigeriano era alla Casa dell’Accoglienza da tre mesi e che si era sempre mostrato aggressivo e molesto con gli operatori e con altri ospiti.
Dello straniero si erano poi perse le tracce. L’uomo è stato rintracciato solo nel dicembre dell’anno scorso a Bergamo. Ora dovrà rispondere del reato di lesioni. Il processo è fissato per il 12 aprile. L’imputato è difeso dall’avvocato Gianluca Pasquali, mentre la vittima è rappresentata dall’avvocato Guido Priori.