Politica

Sicurezza, Gabrielli al Pd: “Affrontare il tema immigrazione e garantire coesione sociale”

Nel dibattito sulla sicurezza, l'ex capo della Polizia Gabrielli denuncia i costi e l'impatto negativo delle misure attuali, proponendo un approccio più sociale

La serata in sala Mercanti
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Prima serata degli incontri promossi dal Partito Democratico, che si è svolto giovedì sera nella sala Mercanti della Camera di Commercio. Ospite l’ex capo della Polizia Franco Gabrielli, che negli anni è stato anche prefetto di Roma e L’Aquila e vicecommissario vicario per l’emergenza terremoto.

Tema della serata è la sicurezza, a 360 gradi: si è parlato di immigrazione, di sbarchi, di polizie locali e di tutto quello che riguarda il controllo del territorio.

“Quello di oggi è un problema social e sociale, perché la nostra è una società impaurita che vede nel diverso tutte le sue paure” ha spiegato. “Paure che vengono portate all’ennesima potenza con i social. Ciò detto, le pubbliche istituzioni hanno il dovere di mettere mano a questa situazione”.

“Per me la soluzione è quella che definisco ‘strabica’: un occhio sull’oggi – si pensi alla gestione della giustizia – e uno che guarda lontano. In questo caso si deve parlare del governo dell’immigrazione” ha continuato. “Brandirla come arma non è la soluzione, in un’epoca in cui l’inverno demografico è una certezza. Bisogna garantire a tutti la sicurezza, ma soprattutto bisogna puntare sulla coesione sociale”.

Discutere di sicurezza, dunque, significa affrontare anche il tema dell’immigrazione: “Che l’80% delle persone in arrivo fossero migranti economici, si sapeva. La paura di non chiamare le cose con il loro nome, però, ha fatto sì che si creasse un limbo per lo Stato, e che una certa parte politica ne facesse la propria bandiera. Gli sbarchi, poi, hanno un andamento sinusoidale: dipendono dalle condizioni dei Paesi di partenza. La maggior parte dei clandestini non arriva però dal mare: sono in buona parte coloro che arrivano regolarmente e poi restano irregolarmente” ha spiegato.

Ampio dibattito, poi, sul tema “Strade Sicure”, il programma governativo che dovrebbe inviare anche a Cremona alcuni militari nelle aree considerate “sensibili”.

Per Gabrielli si tratta di una “misura costosa e sostanzialmente inutile. Il rapporto tra i costi (compresa la mortificazione degli stessi militari, addestrati per proteggere lo Stato e messi a fare i ‘birilli’) e i benefici è totalmente sbilanciato”.

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