Cultura e spettacoli

“Il Giardino delle Metamorfosi”, l’arte entra negli spazi del campus di Santa Monica

Inaugurata all'Università Cattolica la mostra di Silvia e Giorgio Rastelli, padre e figlia, curata da Fortunato D'Amico. Le opere accompagnano la vita quotidiana del campus

Da sinistra: Burgazzoli, Manfredini, D'Amico, Silvia e Giorgio Rastelli
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Non una mostra semplicemente ospitata all’interno dell’Università, ma un percorso costruito perché le opere entrino negli ambienti frequentati ogni giorno dagli studenti e sembrino quasi appartenervi da sempre. È stata inaugurata venerdì 25 settembre nel campus di Santa Monica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore “Il Giardino delle Metamorfosi“, esposizione dedicata alle opere di Silvia e Giorgio Rastelli, curata da Fortunato D’Amico, che proseguirà fino al 31 ottobre sviluppata tra il Corpo Aule, la Biblioteca e l’Aula Magna con ingresso libero.

L’esposizione nasce anche dal rapporto già costruito dall’Università Cattolica con i due artisti in occasione di una precedente esperienza nel campus di Piacenza. Da lì l’idea di portare il loro lavoro anche a Cremona, adattandolo però agli spazi e alla vita del campus. A sottolineare proprio questa caratteristica è stato Angelo Manfredini, direttore della sede di Piacenza-Cremona dell’Università Cattolica: “Chiamarla mostra, dal nostro punto di vista, è riduttivo. Oltre alla capacità, alla competenza e al livello delle opere d’arte, Silvia e Giorgio hanno una straordinaria capacità di abitare e interpretare gli ambienti nei quali vengono inserite le loro opere. Una volta entrati in questo corridoio sembra che queste opere ci siano sempre state, che siano nate insieme al contesto che le ospita”.

Un’idea che attraversa l’intero allestimento: non uno spazio separato dalla quotidianità universitaria, dunque, ma opere che gli studenti incontrano andando a lezione, entrando in biblioteca o spostandosi all’interno del campus. Nel testo di presentazione Manfredini parla infatti di un “paesaggio vivo, in continuo divenire“, articolato in tre movimenti – radici, giardino e migrazioni – attraverso i quali emerge il rapporto con la terra, le stagioni e gli altri. “Silvia e Giorgio Rastelli non si sono limitati a esporre le loro opere. Le hanno abitate insieme a noi, distribuendole negli spazi interni quasi a voler intrecciare l’arte con il ritmo quotidiano della comunità universitaria – spiega Manfredini -. Il risultato è un percorso fatto di apparizioni, di incontri inaspettati, di immagini che si lasciano osservare e che, nel contempo, osservano”.

Un concetto ripreso durante l’inaugurazione anche da Matteo Burgazzoli, vicedirettore per il campus di Cremona, che ha invitato il pubblico prima di tutto a lasciarsi coinvolgere dalle opere. “La prima cosa, l’insegnamento, è quello di farsi affascinare dalle opere. Siamo portati a cercare significati, ma l’arte è libera”, ha ricordato, sottolineando come proprio questa libertà permetta a ciascun visitatore di costruire una propria interpretazione.

L’esposizione diventa così anche parte del progetto formativo dell’Università. “Noi cerchiamo di dare una formazione integrale della persona, che si estende oltre le nozioni teoriche e quelle esperienziali che si svolgono nelle aule – ha spiegato Burgazzoli –. Questo è uno stimolo ulteriore, uno stimolo culturale con cui vogliamo raggiungere soprattutto gli studenti”.

Al centro del progetto curatoriale di Fortunato D’Amico c’è invece il concetto stesso di metamorfosi, letto attraverso il rapporto tra uomo e natura, memoria e trasformazione. “Il progetto è la base di questa mostra”, ha spiegato il curatore, indicando nella capacità di costruire una narrazione uno degli elementi fondamentali dell’esposizione.

Il percorso è articolato in tre parti e prende avvio dalla natura e dalle stagioni per arrivare progressivamente al giardino, al ciclo della vita e infine alle migrazioni. Un racconto nel quale entrano anche musica, letteratura e memoria, e che D’Amico lega alla continua trasformazione dell’uomo e del mondo che lo circonda.

Particolarmente significativo è il dialogo artistico tra Giorgio e Silvia Rastelli, padre e figlia. Per D’Amico proprio questa relazione introduce nella mostra un ulteriore significato: quello della trasmissione. “C’è questo incredibile connubio fra padre e figlia, una tradizione che si trasmette. Io vedo il passaggio di testimone da padre a figlia”, ha osservato il curatore. Entrambi, pur con linguaggi differenti, partono dalla natura e da un territorio nel quale sono profondamente immersi.
Da qui anche il significato del titolo. Le metamorfosi non riguardano soltanto ciò che viene rappresentato, ma il rapporto dell’essere umano con l’ambiente e la sua capacità di modificarlo e, nello stesso tempo, di esserne trasformato.

“Il Giardino delle Metamorfosi” sarà visitabile fino a sabato 31 ottobre negli orari di apertura del campus: dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 18.30, il sabato dalle 10 alle 17.30 e la domenica dalle 15 alle 17.30. L’ingresso è libero

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