Cambiamento climatico, gli architetti: “I nuovi paesaggi vanno reinterpretati”
Un convegno al Politecnico. Cabini (Ordine): "RIdurre il fabbisogno di energia". Voltini e Donadoni (Politecnico): "Nuovo rapporto tra ricerca e progetto"
Termine tra quelli che possiede più significati a seconda del contesto in esame, ‘paesaggio’ è stato impiegato dalla cultura italiana ed europea in epoca moderna, anche, se non soprattutto, per cercare di comprendere e insieme addomesticare gli spazi naturali e antropici nella loro dimensione più estesa. Questo intento è oggi messo a dura prova da una serie di fenomeni indotti dal cambiamento climatico quali l’innalzamento delle temperature medie, la destabilizzazione dei regimi idrologici, l’intensificarsi degli eventi estremi.
Obiettivo della giornata di studi organizzata dal Politecnico di Milano – Dipartimento di Architettura e Studi Urbani (DAStU) e dall’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Cremona, con il patrocinio della Società Scientifica Italiana di Architettura del Paesaggio, e dal titolo ‘Paesaggi in Transizione. Pianificazione, progetto e tutela nell’epoca del cambiamento climatico’, è aprire un confronto interdisciplinare tra ricerca accademica, istituzioni di tutela e pratiche operative sul territorio.
Riconoscere nei paesaggi in transizione non un problema da risolvere ma una condizione da interpretare e orientare è oggi uno dei compiti più urgenti per chi pianifica, progetta e tutela il territorio. La professione di architetto in questi ultimi vent’anni è cambiata in maniera molto importante – ha detto Giuseppe Cabini, presidente dell’Ordine degli Architetti pianificatori paesaggisti e conservatori della Provincia di Cremona.
“I temi fondamentali sono due. Uno, l’adattamento, non parliamo più di lotta, ma parliamo di adattamento a quelli che sono i cambiamenti climatici e quindi un modo di progettare sia gli edifici ma anche gli spazi pubblici, le città e il territorio in generale che sia collegato ad un modo di adattarsi a quelle che sono queste trasformazioni”. Il secondo tema è quello “relativo a un nuovo modo di produrre energia. Bisogna intervenire in maniera importante sugli edifici per ridurre fino a un decimo il fabbisogno di energia che questi utilizzano e quindi ridurre fino a un decimo anche quelle che sono le emissioni che in modi tradizionali di produrre energia si immettevano nell’ambiente”.
“Quello che cerchiamo di esplorare nel convegno di oggi sono alcuni macro temi – hanno detto Marco Voltini e Ettore Donadoni del Politecnico di Milano: l’inter-municipalità, il fatto che la risposta al cambiamento climatico oggi non può stare confinata dentro confini comunali ma ha bisogno di un’interazione tra enti e pubblica amministrazione diversa natura. Il tema dell’interdisciplinarità, cioè il fatto che abbiamo a confronto discipline differenti che devono superare muri accademici e disciplinari. Infine il tema che cerchiamo di portare all’attenzione di tutti è il rapporto tra ricerca e progetto, cioè il fatto che per costruire il nostro futuro abbiamo bisogno di investire dentro un’immaginazione progettuale”.